Attenzione
Falascaia, cittadini esclusi dal processo
Per il giudice non possono chiedere danni per le emissioni truccate. Gli imputati potrebbero cavarsela con un’ammenda
CAPEZZANO. Due colpi di scena al processo per i dati taroccati all’inceneritore di Falascaia. Alla fine dell’udienza di ieri in Tribunale a Viareggioi due imputati rimasti nel processo - l'ex amministratore delegato Tev, Francesco Sbrana, e il dipendente Tev, Umberto Ricci - hanno chiesto il patteggiamento: circa 9 mila euro in due (l’ammenda compenserebbe la pena ridotta, come prevede la legge, a meno di 6 mesi). Sull’accettazione della richiesta dovranno esprimersi il pm Antonio Mariotti e il giudice Nidia Genovese nella prossima udienza prevista per il 12 aprile. Intanto gli oltre 130 cittadini che avevano fatto richiesta di essere parte civile in questo procedimento penale vengono tagliati fuori dal processo: le loro richieste di danni non sono compatibili con le emissioni dell’inceneritore di cui si parla nei capi di imputazione. Il giudice Nidia Genovese ha invece accolto le richieste dei 7 comuni versiliesi, del Cav, della Regione, della Provincia, del Wwf e del comitato contro l’inceneritore: saranno tutti parti civili nel processo e potranno chiedere danni di «immagine» e «ambientali».
Cittadini esclusi. Si è chiusa così l'udienza di ieri del tribunale di Viareggio. L'accusa nei confronti di Sbrana e Ricci è di aver "taroccato" i dati delle emissioni nell'ambiente dell'inceneritore di Falascaia. I fatti risalgono all'estate del 2008, quando furono rilevati da Arpat una serie di sforamenti di Co2 nell'ambiente ad opera dell'impianto di Tev (l'inceneritore di Falascaia, oggi acquisito dalla multinazionale francese Veolia), aspetto che poi portò anche al sequestro preventivo dell'inceneritore stesso. Ieri mattina l'avvocato Cei (legale di Sbrana) e gli avvocati Barsotti e Corsani (legali di Ricci) hanno chiesto il patteggiamento per i loro assistiti. Un'ammenda di 4.560 euro per l'ex amministratore delegato e di 3.990 euro per l'ex dipendente di Tev.
Ieri però era anche la giornata in cui si decideva quali soggetti accogliere come parte civile nel procedimento penale. Sono state ammesse tra le parti la Regione Toscana, la Provincia di Lucca, i sette Comuni della Versilia, il Cav (il consorzio degli stessi Comuni), il Wwf e il Coasver, l'unione versiliese dei comitati per la tutela della salute. Esclusi dal procedimento invece l'altra associazione che ne aveva fatto richiesta, gli Amici della Terra, Esclusi soprattutto gli almeno 130 cittadini che avevano fatto richiesta per partecipare attivamente al processo. La semplice vicinanza delle loro abitazioni all'impianto di incenerimento non è motivo sufficiente, per il giudice, per poter essere considerati parte civile: in alcuni casi è difficile anche dimostrare i danni subiti. E comunque in questo processo, hanno ribadito giudice, Pm e l’avvocato di Tev si contesta solo il falso nei dati delle emissioni. «Si tratta di persone - aveva detto nella sua requisitoria l'avvocato Menconi che difende gran parte dei residenti della zona - che possono allungare una mano dalla loro finestra e toccare l'impianto. Cittadini che hanno subito in prima persona i danni di quelle emissioni sballate nell'ambiente. Il taroccamento dei dati è stato voluto, è doloso e non colposo».Ma le perizie in mano all’accusa, almeno in questo processo, non parlano di sostanze cancerogene (come la temuta diossina), bensì ossidi di carbonio e di azoto. Era stato lo stesso Pm Antonio Mariotti nella precedente udienza a specificare questo aspetto.
Marco Pomella
Gabriele Dini
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
