Sicurezza
Strage, Biancalana fa ricorso al Tar
I legali della donna convivente: negati i principi stessi della legge Viareggio
VIAREGGIO. Mentre la modifica della legge Viareggio attende il via libera in commissione alla Camera, la vicenda di Alessandra Biancalana, convivente di Antonio Farnocchia e madre della bambina avuta da lui, finisce al Tribunale amministrativo regionale. Con il ricorso presentato in questi giorni dagli avvocati Carlo Andrea Gemignani ed Elena Benedetti contro Comune e Commissario delegato per lo stato di emergenza a Viareggio, ovvero il presidente della Regione.
La legge Viareggio, nata per consentire ai familiari delle vittime della strage del 29 giugno 2009 di disporre di elargizioni economiche in anticipo sui risarcimenti delle assicurazioni ed in alternativa agli stessi per chi avesse deciso di essere parte lesa al processo, nel caso di Alessandra Biancalana ha mostrato una falla tipica del nostro Paese. Perché Antonio Farnocchia aveva una moglie dalla quale era separato ma non divorziato e con lei altri due figli, ormai grandi. Biancalana è stata perciò esclusa dalla possibilità di ricevere l’elargizione. Benedetti e Gemignani contestano l’esclusione di Alessandra Biancalana dal beneficio dello legge stessa, a favore della moglie separata e non più convivente di Farnocchia: la legge - scrivono i due avvocati - da una parte ha «un fine solidaristico» e dall’altra «riconosce lo stato di fatto e attribuisce rilevanza a situazioni di convivenza con la vittima». Entrambi i principi risultano negati dalla scelta di escludere la convivente dal beneficio: «L’interpretazione privilegiata dal sindaco - si legge nel ricorso - appare palesemente erronea in quanto finisce per contrastare le stesse intenzioni del legislatore». nel caso in questione l’illegittimità «è ancora più grave se si considera che il sindaco non solo esclude dal beneficio il soggetto “realmente” convivente ma finisce per non garantire tutela eppure alla cosiddetta “famiglia di fatto”». Con il risultato - sottolineano i legali - che la scelta compiuta «finisce per impedire al genitore non coniugato di provvedere al mantenimento del proprio figlio». Venendo meno «all’adempiere ai doveri di solidarietà tutelando pienamente, in momenti di particolare difficoltà, anche l’unione di fatto».
Tra i motivi del ricorso anche la decisione degli enti di ritenere i due figli che Farnocchia ha avuto dal matrimonio «fiscalmente a carico» del padre morto tra le fiamme. Altrimenti non avrebbero avuto diritto all’elargizione. (d.f.)
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