Gioco
L’addio shock di Gionata: «Signori, me ne vado»
Francesconi annuncia il ritiro dopo la retrocessione in Seconda categoria. «Ho dato tanto al Carnevale, adesso si è chiuso un capitolo della mia vita»
La decisione l'ha maturata nella notte, sull'onda emotiva dei verdetti che lo hanno condannato alla retrocessione in seconda categoria. E così ieri pomeriggio ha improvvisato una sorta di conferenza stampa nel suo hangar per dare a tutti l'annuncio-shock: dopo quasi trent'anni nel mondo della cartapesta, Gionata Francesconi lascia.
E il suo non è certo un abbandono qualsiasi. Figlio e nipote d'arte (sia il papà Mario che il nonno Francesco che lo zio Carlo hanno realizzato prima di lui carri e mascherate), Gionata è infatti uno dei costruttori più fertili della storia recente del Carnevale di Viareggio. Innovativo, geniale, mai banale, provocatorio ma al tempo stesso sognatore, nella sua carriera ha avuto il merito di sperimentare strade sempre nuove che poi sono state percorse anche da tanti suoi colleghi.
Dalla ricercatezza dei costumi dei figuranti quando ancora sui carri andavano di moda i pagliacci con i pon-pon alla sperimentazione di coreografie sempre più curate, dal gusto della provocazione dei primi anni fino alla teatralità delle ultime stagioni, ha fatto spesso da apripista per novità rivelatesi poi vincenti. In molti lo hanno amato, altri invece lo hanno criticato proprio per questo. Di certo, però, i suoi carri non sono mai passati nell'indifferenza generale. Perché un carro di Gionata è sempre stato un carro capace di far discutere.
Gionata, davvero sicuro di voler lasciare?
“Sì. Non è facile mettere la parola fine ad una esperienza che mi ha portato via quasi trent'anni, ma credo che si sia chiuso per sempre un capitolo della mia vita. Lo ammetto: sono ancora confuso, frastornato. Ma non tornerò sui miei passi”.
Una decisione che arriva dopo la retrocessione in seconda categoria.
“Sì, ma la mia non è una decisione polemica. Né tantomento dettata dalla rabbia. Se dentro provo un sentimento, semmai è di delusione. La retrocessione fa parte del gioco. Le regole sono queste e non sarò certo io a sottrarmi. Anche se certi piazzamenti delle due precedenti edizioni – e le schede di qualche giurato – un po' mi danno da pensare. Però vorrei dare un consiglio alla Fondazione Carnevale per il futuro: credo sarebbe più giusto ripristinare le giurie a discussione, perché quando si valuta un carro ritengo che vada soppesata anche la storia di chi ha costruito quel carro. Il mio è un consiglio disinteressato, visto che ormai io ho già pagato il conto. Però un aggiustamento in questo senso lo ritengo indispensabile”.
Se non è per i verdetti, allora perché lasci?
“Perché dopo tanti anni non riuscirei più a dividere l'hangar con un altro carrista come invece sarei costretto a fare dopo la retrocessione in seconda categoria. Così, anche per evitare questo smacco, ho deciso di lasciare spazio ai giovani. E poi ci sono anche motivazioni di carattere economico che sarebbe lungo e poco interessante stare a spiegare adesso”.
Cosa farai, allora?
“Adesso mi prendo una pausa di meditazione e poi vedremo. Ho dei contatti a Firenze legati a mio padre. Forse potrebbe essere quella una strada. Ma non è detto. Di certo non sarà una attività legata al Carnevale”.
Vuol dire che liberato l'hangar, non rimetterai più piede alla Cittadella?
“No. Le cose, quando le ami davvero, le guardi da lontano. La statua di Inaco sul molo, che ho riprodotto e a cui sono particolarmente legato, in tanti anni l'ho rivista soltanto tre volte. E soltanto di notte, quando sul molo non c'era nessuno”.
E il prossimo anno, la prima domenica di Carnevale, cosa farai?
“Farò come Beppe Domenici, un altro che ha sempre amato il Carnevale. Me ne andrò a fare una passeggiata sulle Apuane”.
Si chiude un'esperienza intensa. Che bilancio complessivo ne trai?
“Beh, permettetemi di dire che credo di aver dato molto al Carnevale di Viareggio. Molto più di quanto ho ricevuto, che comunque non è stato poco. Senza falsa modestia, penso di aver introdotto molte novità in questo mondo. Penso ad esempio a certe colonne sonore a tema che adesso sono diventate la regola. Penso a certi carri che puntavano sulla sensualità femminile senza scadere nella volgarità. Penso agli omaggi ad Alfredo Morescalchi. Penso alla poesia di certi carri del recente passato. Credo di aver aperto delle strade che anche altri hanno poi imboccato, anche se a Viareggio essere portatori di novità non rende. In cambio ho avuto la grande soddisfazione di vivere in un mondo magico che mi porterò sempre dentro”.
Cosa ti ha dato più noia, invece?
“Certe dicerie che circolano in città e che sono assolutamente infondate. Come l'idea che a costruire i carri si facciano i soldi. Posso garantire che non è così. E che qualche volta ci si rimette pure”.
Fra i carri grandi hai vinto soltanto una volta nel 2005 con “Cavaliere inesistente”. Ma non era certo quello il tuo carro migliore...
“E' vero, sono d'accordo. Sono altri i carri a cui sono maggiormente affezionato e per i quali forse avrei meritato la vittoria. Se proprio dovessi fare una mia personale classifica, metterei al primo posto il Michael Jackson di “Sei bellissimo” (1993). Poi, a seguire, Fantastampa (2003) e i Pulcinella (2006). Ma sono emotivamente legato anche a “Vivere”, il carro che ho dedicato a mia madre dopo la sua morte”.
Negli ultimi due anni ti sei messo in società con Giacomo Marsili, un giovane. Cosa succederà adesso?
“Questo dovrà deciderlo lui insieme alla Fondazione Carnevale. Io sono contento di aver in qualche modo contribuito a far crescere un ragazzo capace e volenteroso che a sua volta mi ha dato nuovi stimoli e nuove energie. Sarebbe bello se anche altri costruttori facessero altrettanto...”
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
