La manifestazione
«Non chiudete le piazze, per noi una seconda casa»
Lettera aperta sul regolamento che vieta le prove delle contrade del Palio «Ci hanno preso a sassate per il rumore, ma la nostra è un’attività da tutelare»
QUERCETA
«Non fateci chiudere i battenti. Non fateci perdere quella che per noi è una seconda famiglia, non fateci rinunciare ad una passione, che, se infiamma centinaia di ragazzi, qualcosa di buono dovrà pur averlo». Con queste parole, in una lettera aperta i ragazzi e le ragazze del Palio dei micci, tutti insieme, chiedono di non mettere il bavaglio ai musici delle contrade. Quello che inevitabilmente, in qualche misura, impone il nuovo regolamento comunale sul rumore appena approvato dall’amministrazione guidata da Ettore Neri.
«Tamburi e chiarine fanno rumore e questo è un dato di fatto - scrivono i ragazzi dei gruppi di sbandieratori e musici delle contrade del Palio - Possiamo misurarlo in decibel, possiamo valutarlo in termini di inquinamento acustico, ma il punto è che questo rumore è indiscutibilmente fastidioso e non abbiamo bisogno di esperti della materia per appurarlo. Ci piacerebbe vivere in un territorio in grado di tollerare il nostro fastidio fino alle 22. È inutile negarlo: negli ultimi anni si è suonato oltre questo orario, recando spesso disturbo al vicinato e questa è un piena ammissione di colpa da parte di tutti noi. Ma oggi siamo disposti a cambiare atteggiamento e ciò che siamo a chiedere è una sola cosa: non fateci chiudere i battenti».
I ragazzi riconoscono di aver oltrepassato i limiti «ma stiamo pagando oltremisura e soprattutto stiamo pagando solo noi». Il regolamento appena approvato è un primo tentativo di fare ordine. Perché fino ad oggi niente è stato fatto. «Non può sottrarsi alle proprie colpe - scrivono i ragazzi - la Pro Loco, che poco ha fatto e poco sembra aver intenzione di fare per pubblicizzare e promuovere il nostro mondo e che non ha mai intavolato una seria collaborazione con i comuni per individuare spazi consoni allo svolgimento della nostra attività. Quella stessa Pro Loco a cui fu donata una tensostruttura che avrebbe potuto darci un riparo e attenuare il nostro rumore, abbandonata a sé stessa e ormai non più utilizzabile. Non possono sottrarsi a queste colpe le amministrazioni che molto spesso hanno preferito lavarsene le mani lasciando che tamburini e abitanti arrivassero allo scontro diretto. Negli anni ne abbiamo viste molte: dalle secchiate d'acqua, agli insulti, alle minacce, ai sassi e ai petardi. Ben consapevoli che la responsabilità sia dunque da dividere con altri soggetti, chiediamo di poter dialogare e costituire parte attiva nella risoluzione di questo problema. Chiediamo soprattutto alla Pro Loco di Querceta di dare risposte concrete».
« Ci piacerebbe - concludono - che fosse colto il valore sociale della nostra realtà, che indubbiamente occupa la maggior parte della fascia giovanile della popolazione versiliese in un’attività pulita. Questo dovrebbe essere un vanto per le nostre istituzioni, ma si tratta di un aspetto che sembra essere del tutto ignorato, con nostro rammarico. Quelle piazze che ci sono vietate sono diventate molto più di un posto dove far rumore: sono una seconda casa, un punto di ritrovo e un luogo dove si impara il valore dell'impegno e della costanza. Quello che vi chiediamo è di darci l'opportunità di non porre la parola fine a tutto questo».
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