Finanza
«Intercettazioni non utilizzabili»
Mossa a sorpresa dei legali dei carabinieri indagati per favoreggiamento nell’omicidio Romanini
CAMAIORE
«Quelle intercettazioni non sono utilizzabili perché sono sate raccolte durante un’altra indagine, e anche alcuni degli gli interrogatori non sono stati regolari perché fatti in assenza dei legali». Confronto serrato ieri mattina in Tribunale a Lucca davanti al Gup per il caso dei carabinieri indagati per favoreggiamento nell’omicidio Romanini. Il giudice avrebbe dovuto esprimersi sul rinvio a giudizio: ma ogni decisione è stata rinviata al 16 maggio. I legali dei tre hanno dato battaglia sull’uso delle intercettazioni contenute in oltre 100 pagine e che, secondo l’accusa, rivelerebbero che i tre militari avrebbero nascosto informazioni utili alle indagini e in particolare, un attentato di cui è stato vittima Stefano Romanini, l’imprenditore poi ucciso nel febbraio 2011 a Camaiore.
I legali dei tre militari - gli avvocati Carlo Alberto Antongiovanni e Eros Baldini per Ciro Ionta e Gianluca Martignetti e gli avvocati Titano Marsili e Nunzia Castellano per Ennio Iardella (ieri assente in aula) - hanno chiesto di non utilizzare quei materiali durante l’eventuale processo. «Non sono stati raccolti durante questa indagine - spiega Antongiovanni dopo l’udienza - ma per quella sull’omicidio. Per questo non sono utilizzabili». Gli avvocati hanno avuto anche da ridire sugli interrogatori. Molti di essi, secondo le difese dei carabinieri, sarebbero stati compiuti in assenza dei legali degli indagati (i carabinieri furono anche arrestati nella scorsa estate e poi rilasciati).
La foto e le intercettazioni. Quali erano i rapporti tra i tre carabinieri e Roberto Romanini (cugino della vittima (e adesso indagato, assieme a due figli e a un rumeno nell’inchiesta sull’omicidio)? Cosa disse ai militari riguardo all’attentato subito dal cugino? Perché i carabinieri raccontarono alla polizia del fallito attentato solo dopo l’omicidio? Su tutti questi punti lavora la Procura. Ma i carabinieri e i loro legali negano qualunque tipo di responsabilità. In una delle intercettazioni, Ionta dice a Martignetti «di non parlare a nessuno» sul racconto fatto da Romanini. L’avvocato Antongiovanni spiega che quella frase va inserita in un contesto. «C’era un’indagine in corso - hanno spiegato i legali - e non bisognava dirlo ad estranei per non compromettere tutto. Le intercettazioni vanno sempre contestualizzate». In altre intercettazioni i militari parlano del racconto fatto da Roberto Romanini . Nel luglio 2010 l’ uomo si sarebbe presentato in caserma dicendo di voler denunciare il cugino Stefano cper un affare da 200mila euro. Sempre parlando con i carabinieri lo stesso Roberto Romanini avrebbe raccontato dell’attentato subito del cugino per mani di alcuni «strozzini» ai quali si sarebbe affidato per questioni di soldi. Romanini avrebbe detto anche di avere le foto dell’auto crivellata dai colpi. Ma quelle foto, secondo i legali, non sarebbero mai arrivate ai carabinieri. Lo stesso per la denuncia minacciata dal Romanini. Durante alcuni accertamenti, riferiscono ancora i legali, Stefano Romanini avrebbe comunque negato l’attentato. Per questo il fatto era rimasto sotto silenzio.
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