Il Tirreno

Versilia

Pontile, condannati Varia e Castellacci

di Gabriele Dini

Per il giudice colpevole anche Radini: mancavano le autorizzazioni della Soprintendenza. Gli avvocati: sentenza ingiusta

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LIDO

Il primo capitolo delle vicende giudiziarie legate al Pontile di Lido si conclude con tre condanne. La decisione del giudice Gerardo Boragine – che ha accolto in pieno le richieste del Pm Antonio Mariotti – riguarda il noto imprenditore Stefano Varia (difeso dall’avvocato Lodovica Giorgi), il dirigente del comune di Camaiore Claudio Castellacci (rappresentato ieri dall’avvocato Debora Di Nero) e l’ingegnere lucchese Livio Radini. Al centro della vicenda la mancanza dell’ autorizzazione paesaggistica della Soprintendenza per la costruzione del Pontile. La sentenza è stata contestata dai difensori degli imputati che si sono detti sorpresi per la decisione del giudice. Il processo arrivato ieri alla sentenza di primo grado è solo una “tranche” del procedimento che si svolge in tribunale a Lucca e vede coinvolte 15 persone per presunte irregolarità riguardanti il Project Financing per la realizzazione del Pontile lidese.

La sentenza. Tre condanne a 30 giorni di arresto e un’ammenda da 30mila euro. Al giudice monocratico del tribunale di Viareggio Gerardo Boragine sono bastati poco più di dieci minuti di camera di consiglio per arrivare a una decisione. E così ieri, attorno alle 14, dopo l’ennesima discussione tecnica in aula, è arrivata la sentenza di condanna che ha accolto in pieno le richieste fatte dal pm Antonio Mariotti nella sua requsitoria finale. «L’autorizzazione paesaggistica non c’è mai stata - ha detto il Procuratore in aula - e durante il dibattimento si è ipotizzato che potesse essere surrogata in qualche maniera. Anche se alcuni tecnici in aula hanno detto che l’autorizzazione della Soprintendenza non era necessaria, una recente sentenza del Consiglio di Stato afferma il contrario: l’autorizzazione deve essere espressa e motivata».

Di parere opposto i difensori dei tre imputati che hanno tutti ribadito la tesi sostenuta durante le numerose udienze del processo: tutto era in regola per iniziare i lavori, e la Soprintendenza aveva già espresso il suo parere chiedendo alcune modifiche - puntualmente applicate - al progetto iniziale.

I primi a prendere la parola in aula ieri pomeriggio sono stati gli avvocati Panzani e Bertani i difensori di Livio Radini, l’ingegnere lucchese che è stato direttore dei lavori.

«Tutte le indicazioni date dalla Soprintendenza durante la stesura dei progetti sono state applicate - hanno detto i due legali -e tutto era in regola per ottenere l’autorizzazione: non c’è stata alcuna lesione dell’interesse pubblico».

I legali del direttore dei lavori hanno anche ricordato - come era già emerso durante il dibattimento - che lo stesso Soprintendente aveva pubblicamente elogiato «il comportamento virtuoso del Comune che ha rispettato le indicazioni». Per questo Panzani e Betani hanno chiesto l’assoluzione piena del loro assistito. Dello stesso parere anche l’avvocato Lodovica Giorgi (che rappresenta Stefano Varia, legale rappresentante della Project Pontile Lido e che durante l’intervento finale ha definito il processo in corso «surreale»). «Ci sono stati nove incontri sul progetto - ha ricordato la Giorgi - e tutti gli enti, compresa la conferenza dei servizi e la soprintendenza, hanno potuto esprimere i loro pareri. Non c’è stata alcuna condotta lesiva».Gli avvocati attendono ora la pubblicazione della sentenza per preparare gli appelli.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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