Sicurezza
Gnudi: niente deroga, le aste si fanno
Il ministro gela i balneari. Per il responsabile del turismo impossibile uscire dalla direttiva Bolkestein sulla concorrenza
BOLOGNA
«Non si possono chiedere deroghe» a Bruxelles: lo ha detto il ministro per gli Affari regionali, turismo e sport, Piero Gnudi, commentando con soddisfazione la chiusura della procedura d’infrazione contro l’Italia, da parte dell’Ue, in materia di concessioni balneari. La decisione dell’Ue «è assolutamente positiva. Dopodichè, però - ha spiegato il ministro da Bologna a margine di un convegno sul federalismo - bisogna lavorare insieme agli operatori del settore per trovare una soluzione che sia in linea con le promesse che noi abbiamo fatto a Bruxelles».
Ma il problema per i balneari sono le aste, con la richiesta di avere una deroga.
E qui Gnudi ha poi chiarito che fuori dalla direttiva Bolkestein «non si può andare. Bisogna trovare delle soluzioni - ha concluso il ministro - che siano praticabili e che non penalizzino il settore».
Una frase che è ben più di una doccia fredda sui 30mila balneari italiani, fra i 500 stabilmenti della Versilia e i 150 della riviera apuana.
Una frase, quella detta a Bologna dal ministro Gnudi, non sorprende chi aveva letto senza paraocchi il documento finale che i ministro Gnudi e Moavero Milanesi avevano stilato dopo l’incontro avuto gioved’ scorsi al ministero a Roma.
Quel documento parlava di contemperare sia le esigenze dei balneari, ma anche quelle direttive dell’Unione e degli stessi trattati , oltre a quelle dell’erario.
Insomma Gnudi aveva già fatto capire che la Ue era sovrana
e che di sicuro per i balneari si trattava di mettersi le mani in tasca per pagare canoni più alti.
Insomma il clima dopo Roma era questo e il Tirreno lo aveva scritto senza remore alla ricerca di una verità non facile che non piace a chi sta giocando una partita anche politica oltre ai sindacati di categoria.
Intanto le dichiarazioni del ministro hanno scatenato le prime reazioni. Così l’onorevole Lo Presti «chiede nuovamente al ministro Piero Gnudi di riferire in parlamento in merito al recepimento della direttiva Bolkestein, per ciò che riuarda le concessioni balnerari. Quel testo Ue, infatti, presenta fortissimi limiti ed è stata una della cause della disaffezione dei cittadini europei verso le istituzioni, considerata anche una delle ragioni del fallimento del referendum francese nonchè di quello olandese sulla costituzione comunitaria».
È quanto sostiene in una nota Nino Lo Presti, deputato di Futuro e libertà e capogruppo in commissione Bilancio alla Camera.
Il parlamentare finiano ritiene, inoltre,sia opportuno rivedere, di concerto con l’Ue, la direttiva affinchè si evitino effetti similari a quelli che si determinarono in Marocco nel 1994 con l’accordo sul libero scambio sottoscritto dai paesi aderenti al WTO. Mettiamo un freno al mercatismo, perchè - chiude Lo Presti - è l’Europa che entra nella globalizzazione, e non la globalizzazione che entra in Europa».
Ma Gnudi è intervenuto anche sulle regioni. «Aver dato tutte le competenze del Turismo alle Regioni forse è un errore».
Così il ministro al Turismo e agli Affari regionali, Piero Gnudi, parlando a un’iniziativa sul federalismo organizzata dall’Assemblea legislativa a Bologna con Vasco Errani, presidente dell’ Emilia-Romagna e della Conferenza delle Regioni. Il ministro ha quindi fatto l’esempio della promozione turistica italiana, aldilà delle specificità regionali, suscitando una reazione a caldo di Errani: «Ministro, ma fallo! Per questo non c’è bisogno di cambiare la Costituzione. Sono cinque anni che propongo all’Enit di fare un progetto verso la Cina», ha aggiunto suscitando un applauso in platea. «Non tutte le Regioni sono come l’Emilia-Romagna», ha obiettato il ministro Gnudi facendo arrabbiare il capogruppo regionale leghista, Manfredini, che ha abbandonato la sala per poi rientrare poco dopo. «Poi vediamo - ha aggiunto Gnudi - quanti soldi sono disposte a dare le Regioni per fare una promozione comune».
Ma la questione Regioni
potrebbe avere risvolti anche per le vicende dei nostri balneari. Perchè – in caso si vada alle aste – dovrebbero essere le Regioni a gestire tutte le pratiche. In virtù del fatto che i bagni della Versilia sono ben altra cosa rispetto alle spiagge gestite dai privati in Puglia o in Sicilia.
A proposito dell’isola siciliana, l’assessore al turismo Di Betta ha ribadito ieri quanto dichiarato proprio giovedì dopo la riunione al ministero: «Per le 8mila concessioni siciliane, si spera che la durata dei permessi sia almeno di 5 anni».
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