Il Tirreno

Versilia

Crea, a rischio chiusura i centri per i disabili

di Donatella Francesconi
Crea, a rischio chiusura i centri per i disabili

Ultimatum dell’Asl al Comune: mancano 370mila euro di arretrati 2011 Ieri sera il presidio dei lavoratori sotto il Municipio ed in consiglio comunale

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VIAREGGIO

Hanno protestato ieri sera, davanti al Municipio, poco prima dell’inizio del consiglio comunale: i lavoratori della cooperativa sociale Crea vogliono sapere dall’amministrazione Lunardini «quali intenzioni abbia rispetto al mantenimento dei centri diurni per disabili». Quaranta frequentatori, 13 operatori, le due strutture del “Capannone” del “Giocaraggio” sono un pezzo di storia del “sociale” in città. Un segno della civiltà di una comunità. E non sarà un caso se, in occasione dell’inaugurazione del nuovo “Capannone” la politica cittadina, di tutti i colori, non ha mancato di essere presente. Sindaco Lunardini in testa.

Cosa sta accadendo in questi giorni lo spiegano i lavoratori che ieri sera hanno manifestato la loro preoccupazione ai consiglieri comunali: l’Azienda sanitaria della Versilia, alle prese con i conti da far quadrare, ha dato una scadenza precisa al Comune: entro il 2 marzo vanno pagati i 370mila euro di arretrati 2011 relativi proprio ai due centri diurni in questione. Che sono gestiti dalla Asl (da vent’anni a questa parte) ma finanziati dal Comune.

L’amministrazione in carica - è la domanda degli operatori della cooperativa - «è in grado di saldare il debito con la Asl? Ed in caso di risposta negativa, che cosa accadrà? Dovremo tenere chiuse le strutture e rimandare gli utenti alle famiglie di provenienza?».

Ma i 370mila euro non sono l’unico problema che richiede una soluzione in tempi rapidi. Crea, infatti, gestisce le strutture per minori e portatori di handicap, sia residenziali che non: «Su questo fronte - spiegano i lavoratori - dobbiamo ancora riscuotere 400mila euro. Il mancato pagamento ha già messo in crisi gli stipendi dello scorso mese».

Per la cooperativa che dal 1982 gestisce molti servizi per il sociale (compresi quelli di mediazione culturale) operano duecento persone. Un numero di addetti che ha azienda di media dimensione. Facile immaginarsi, dunque, cosa accadrebbe se i pagamento dovuti non fossero confermati...

«Si dica cosa si vuole fare», è l’appello all’amministrazione comunale: «Il Comune intende chiudere i centri diurni? Allora lo si dica chiaramente che ci vogliono ammazzare...».

Per non parlare dei disagi che si ritroverebbero a subire tutti coloro che frequentano le strutture in molti casi vero e proprio “centro” di equilibrio per chi dalla vita ha già avuto il disequilibrio di una disabilità.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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