Il Tirreno

Versilia

Carbonaie, il percolato va nella fogna

di Donatella Francesconi
Carbonaie, il percolato va nella fogna

Visita alla discarica da bonificare. I tecnici: l’acqua inquinata dai rifiuti viene smaltita dal depuratore

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VIAREGGIO

Che fine farà il “brodo” inquinato e mefitico che si trova per oltre due metri sotto l’ultima collina di rifiuti alla discarica delle Carbonaie dove da qualche mese sono iniziati gli ultimi lavori di bonifica? Il “brodo” si chiama percolato, così definito dal decreto legislativo 36/2003: «Liquido che si origina prevalentemente dall’infiltrazione di acqua nella massa di rifiuti o dalla decomposizione degli stessi». Niente di buono, insomma. Al quesito su dove finirà hanno risposto ieri mattina i tecnici incaricati del progetto di bonifica: «Qui la falda è quasi piatta - spiega il professor Paolo Tacconi -: quindi per poter togliere i materiali si abbassa falda con un sistema pompaggio, si tolgono i materiali, ed il percolato va al depuratore» passando dal « casotto di lancio della fognatura di Torre del Lago» che si trova all’ingresso della discarica stessa. Così è stato - ha confermato anche l’ingegner Riccardo Raffaelli, dirigente del settore lavori pubblici del Comune e responsabile unico del procedimento - per il primo lotto, come da progetto «approvato da tutti gli enti competenti».

Il giro per la discarica, chiesto e ottenuto dai consiglieri comunali del Pd Chiara Romanini e Leonardo Betti (con la partecipazione di stampa e tv ma anche di cittadini del comitato “Salviamo Viareggio”) ha lasciato aperti tutti i quesiti relativi proprio allo smaltimento del percolato. A proposito del quale gli ingegneri Lidia Lombardi e Isabella Pecorini del dipartimento di energetica dell’università di Firenze, in un lavoro per l’anno accademico 2006/2007, scrivono: «Il percolato rappresenta uno dei liquami più difficili da depurare...In Italia adducono il percolato tal quale agli impianti di depurazione. Tale soluzione tuttavia è illecita. Infatti alcuni componenti, come la frazione non biodegradabile del Cod o gli alogenati organici, all’interno degli abituali processi di degradazione vengono degradati solo parzialmente». Tra le sostanze tossiche presenti nel percolato - continuano i due ingegneri - «si possono ricordare metalli, composti del carbonio, ammoniaca, cloruri, solfuri». La soluzione di smaltimento più comune, prosegue lo studio, «è rappresentata dal cosmaltimento con le acque di rifiuto di origine urbana. Gli impianti di depurazione progettati per il comune liquame di fogna possono tuttavia non supportare il sovraccarico eccezionale di inquinanti dovuto ad una eccessiva presenza di percolato». Esistono, inoltre, «problemi di corrosione dovuti all’aggressione del percolato e anche l’eccessiva presenza di metalli può causare inconvenienti sia di natura idraulica sia di natura biochimica».

In un lavoro datato 2002 fatto da università di Padova e azienda di Chieti “Depuracque” si legge: «Nel caso di vecchie discariche viene spontaneo pensare che le caratteristiche sono quelle di un percolato vecchio o metanigeno, cioè difficilmente biodegradabile a causa soprattutto della qualità della sostanza organica e dell'elevato contenuto di azoto ammoniacale».

In Campania un’inchiesta della Procura di Napoli relativo al periodo 2006-2011 ha appena portato al’avviso di chiusura indagini per 41 indagati, tra i quali l’ex presidente della Regione, Bassolino: secondo l’accusa i liquami prodotti dalla decomposizione dei rifiuti finivano nei depuratori mal funzionanti. Niente fa pensare che il processo di smaltimento del percolato del primo lotto di bonifica della Carbonaie abbia portato problemi analoghi: ma la vicenda racconta molto bene la delicatezza del tipo di interventi.

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