Il Tirreno

Versilia

L’uomo scomodo che esporta in Italia l’arte pietrasantina

di Luca Basile
L’uomo scomodo che esporta in Italia l’arte pietrasantina

Massimiliano Simoni trova la sua Eldorado in Sicilia e con i fondi europei porta in trasferta Yasuda e Ciulla

5 MINUTI DI LETTURA





PIETRASANTA

Per alcuni un ex, per altri un sopravvissuto dell’era Mallegni, per gli irriducibili della sinistra versiliese il «fascistone che ha portato in Versiliana, al Caffè, la figura di Almirante«. Alzi la mano chi, una volta venuto meno lo scettro di comando su Pucciniano e Versiliana - di cui è stato presidente, rispettivamente, per 3 ed 11 stagioni - avrebbe puntato una fiche su un qualsiasi successo futuro di Massimiliano Simoni, 45 enne dato in caduta libera dopo la debacle alle amministrative del centro-destra a Pietrasanta e la dipartita di Gianfranco Fini - da sempre riferimento politico di Simoni - dal recinto del Pdl.

Poi però si scopre che Simoni, da art director dell'Associazione culturale Athena Communications, è protagonista al Festival Bolgheri Melody, dove nel 2011 ha esportato la formula del talk show e dove ancora è stato confermato, per la prossima stagione estiva, sia nel ruolo di direttore artistico che di consulente del cartellone di spettacoli. Ma il colpo grosso Massimiliano Simoni da Focette lo ha fatto in Sicilia, Regione a statuto speciale con una dote di fondi europei da fare impallidire ogni altrui risorsa, dove ha di recente organizzato e promosso una mostra artistica fra Taormina e Lipari con protagonisti, fra gli altri, Kan Yasuda e Girolamo Ciulla. Rassegna che ha fatto e continua a fare parlare di sé, anche sui principali quotidiani italiani.

Simoni 2, la rivincita. O no?

«Rivincita da cosa? Quello che dovevo fare in Versilia, l’ho fatto: sono partito dalla Pro Focette per arrivare a ricoprire prima il ruolo di consigliere comunale e poi di assessore e presidente di enti. Una volta conclusa l’esperienza in Versiliana, dove sono andato via a naturale scadenza, e al Pucciniano, qui mi hanno cacciato in quanto scomodo politicamente, ho deciso di rimettermi in gioco. E senza paracaduti politici. Insieme ad un gruppo di amici ho messo su un’Associazione culturale di cui non sono e non sarò il presidente, perché voglio impegnarmi in qualcosa di diverso e che ritengo di conoscere. In sostanza ricopro il ruolo di direttore artistico chiamato ad organizzare manifestazioni e spettacoli, interagendo con diverse realtà. Rischio in prima persona, anche a livello economico».

Atena Communications ha una connotazione politica di stampo finiano?

«A parte il presidente, Giulio Battaglini, che ha un ruolo in Fli, tutti gli altri che collaborano, direttamente o indirettamente, non hanno curriculum politici e non appartengono ad un’area ben definita. La nostra è un'Associazione culturale. La politica si fa altrove».

Da Pietrasanta a Taormina: dai, pochi, soldi della Versiliana ai contributi a pioggia in terra di Sicilia. Deve ringraziare qualcuno?

«Me stesso. Da tempo ero affascinato dall’idea di organizzare un evento a Taormina: ne parlai, alcuni anni fa, con il regista Alberto Veronesi. Ho quindi incontrato il presidente del Mito (circuito culturale ed artistico ideato da Franco Zeffirelli che agisce in sinergia con la Regione Sicilia), Salvatore Presti, proponendo seminari e una mostra con grandi nomi. La Sicilia ha a disposizione importanti fondi europei utilizzabili solo se viene riconosciuto che determinati progetti portano ad un aumento del flusso turistico. La mostra, così come i seminari, sono stati ritenuti funzionali sia al circuito del Mito che al ricorso ai contributi. A fare la differenza è la qualità di quello che proponi».

Che budget avete avuto a disposizione?

«Il consuntivo è in corso. Ad ogni modo parliamo di cifre importanti, ma commisurate a quanto allestito: Yasuda a Taormina città e nel Teatro greco, Raffaele De Rosa a Palermo, Alfredo Sasso a Lipari e Girolamo Ciulla ad Aidone Morgantina. Coniugare l'arte moderna con scenari appartenenti alla mitologia e al barocco si è rivelato un successo. La Regione è molto soddisfatta: ci sono le premesse per proseguire su questa strada».

E se il sindaco Domenico Lombardi la chiamasse per una consulenza o per assegnare un incarico alla sua Associazione culturale?

«Nessuna preclusione, anzi, massima collaborazione. Non esiste colore politico quando fai e proponi eventi culturali. Ma non credo che mi chiamerà».

In futuro tornerebbe a recitare un ruolo da protagonista in Versiliana o al Pucciniano?

«No, un ciclo si è concluso. Serve un ricambio, persone nuove. Per questo non condivido, per quel che può contare, l'incarico a Nicolai, persona preparata, ma come il sottoscritto, in un certo contesto locale, ha fatto il suo tempo».

Cosa ne pensa del nuovo corso della Versiliana?

«Hanno voluto dare un taglio netto ed immediato con il passato. Un errore, a mio avviso. La qualità? Non è certo riconducibile agli incassi fatti: Proietti, che è un grande, alla fine ha pesato in negativo, per 11 mila euro sulle casse della Fondazione. La qualità è data da quante persone riesci a coinvolgere in quello che proponi. E a proposito: Nicolai porta Il Fatto. Bene. Ma se io avessi ospitato Il Giornale o Libero cosa avrebbero detto?»

Lei ha organizzato, però, un incontro su Almirante, con il caos che ne è conseguito...

«Certo. Si può e si deve parlare di tutto, senza paure o barriere. In Versiliana abbiamo anche trattato il tema del terrorismo rosso e non ho mai avuto preclusioni ideologiche. Decisi di portare Travaglio, e tutto il centrodestra pietrasantino si ribellò. Significava che stavo facendo la cosa giusta».

Cosa ne pensa del caso Anteprime di Mondadori?

«Spendere tanti soldi, pubblici o privati, per ospitare una rassegna che non ci appartiene, visto che è di “proprietà” di una Casa editrice, ha un senso solo se tutti gli sforzi sono concentrati a far sì che questa rassegni resti a lungo nella nostra città. In caso contrario l'effetto è effimero. Ad esempio: Pietrasanta organizza una grande mostra dedicata a Botero, evento significativo: ma perché la fanno partire a luglio, quindi a stagione inoltrata, e non prima? E poi perché, siamo quasi a marzo, non trovo una riga di questa mostra sui giornali?».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Gioco

Superenalotto, i numeri vincenti di oggi – Jackpot da 41,9 milioni di euro

di Redazione web