In Cina un Fort Knox del marmo apuano
Troppi blocchi venduti senza essere lavorati in Versilia. L’allarme dei sindacati favorevoli ad aprire nuove cave
SERAVEZZA
Il Protocollo Cervaiole- Henraux come modello, tracciabilità del marmo, incentivazione e tutela per la filiera: sono questi i punti salienti del convegno dii martedì in Sant’Agostino a Pietrasanta, convocato dalla Fillea -Cgil.
Presenti tanti lavoratori e tutti gli attori del lapideo versiliese, tra aziende, sindacati e categorie, oltre ai Comuni della Versilia e alle associazioni. Il passo successivo sarà il tavolo di confronto con la Regione, richiesto e sostenuto dai comuni di Seravezza, Stazzema, Pietrasanta e Forte dei Marmi insieme a Unione dei Comuni e Parco delle Apuane. La sede idonea per concertare regole di sviluppo che valorizzino il lapideo versiliese, incentivando filiera corta nel rispetto delle prescrizioni del Parco. Un percorso condiviso con il quale la Versilia del settore lapideo intende uscire dalla crisi e rilanciare la propria posizione di eccellenza.
«È stata una discussione importante - conferma Leonardo Quadrelli, segretario provinciale della Fillea- Cgil - ora è necessario che si passi dalle parole ai fatti con l’apertura del tavolo insieme alla Regione. Sono necessarie azioni almeno a livello provinciale che interessino tutti i Comuni interessati dalle attività estrattive. La proposta è chiara: deve essere attuata la tracciabilità del marmo e almeno una parte di quello che viene estratto deve essere lavorato in loco prima di essere venduto. Per elaborare queste regole serve un’istituzione sovracomunale come la Regione». L’esempio che viene citato è proprio il Protocollo d’intesa tra Comune di Seravezza ed Henraux per la cava delle Cervaiole, dove la vendita di blocchi viene legata ad una loro lavorazione, incentivando la filiera. «I problemi con il Distretto di Massa e Carrara sono questioni superate. Adesso servono decisioni che riguardino i comuni della nostra Provincia». Fa riflettere un aspetto che riferisce Quadrelli. «È stato detto che in Cina ci sono enormi piazzali dove si stanno accumulando blocchi provenienti dalle Apuane. È come se i nostri monti li avessero loro. Questo significa che qualora ci fossero problemi a reperire materiale, in Cina ne avrebbero abbastanza per 6-7 mesi». Con tutte le conseguenze del caso, perché sarebbero in grado di influenzare il mercato con le loro scorte, una sorta di Fort Knox del marmo. «Sulle Cervaiole il Comune di Seravezza ha operato bene -aggiunge il segretario - e lo stesso per la Macchietta, dove come sindacato abbiamo chiesto l’attuazione di un medesimo protocollo. Serve però una regolamentazione affinchè questo modello valga in tutta la Versilia e nella nostra provincia». La Fillea si pronuncia anche sull’eventuale apertura di nuove cave. «Siamo favorevoli, con il dovuto rispetto di tutte le normative vigenti, a patto che venga adottato un protocollo che imponga lavorazione del marmo estratto, almeno per una sua parte». Anche il sindaco di Seravezza Ettore Neri si dice soddisfatto per il convegno. «È stato un incontro positivo. Ho ribadito un concetto: sono a favore dell’attività estrattiva nel Parcoma contrario a vendere il marmo senza lavorarlo. Il Parco deve essere inteso come risorsa, che valorizzi l’attività estrattiva coniugandola con l’ambiente, e non come un limite. A queste condizioni il dialogo è aperto con tutti. È necessario aprire il tavolo con la Regione per stringere un “Patto per il territorio” che coinvolga il settore lapideo assieme alle realtà turistiche, culturali ed imprenditoriali, al quale prendano parte anche le associazioni ambientaliste, insomma un Patto per lo sviluppo della Versilia».
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