Il Tirreno

Versilia

Ex casa del Fascio, il Comune fa appello

di Donatella Francesconi
Ex casa del Fascio, il Comune fa appello

La sentenza del Tar sarà impugnata al Consiglio di Stato. Con la richiesta di sospensione dell’esecutività del provvedimento

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VIAREGGIO.  «La sentenza sarà appellata al Consiglio di Stato con la proposizione di istanza cautelare di sospensione dell'esecutività della stessa, e sulla quale il Consiglio di Stato si esprimerà - crediamo - in tempi rapidi». La annunciano il sindaco Lunardini e l’assessore Roberto Bucciarelli tre giorni dopo la notizia anticipata dal “Tirreno” della sentenza con la quale il Tribunale amministrativo ha annullato la delibera di consiglio comunale che dava il via all’iter autorizzativo per il Piano di recupero dell’area ex Casa del fascio, in piazza Mazzini. L’amministrazione comunale, il cui ufficio legale si è visto respingere dal Tar ogni argomentazione contraria al ricorso presentato da un cittadino, è dunque così convinta di spuntarla al Consiglio di Stato da spingersi anche a “scommettere” sui tempi della vittoria.

Il progetto del piano attuativo - che risale ai tempi della Giunta Costa, sottolineano Lunardini e Bucciarelli - «è stato valutato e approvato nel corso delle conferenze di servizi alle quali avevano partecipato la Provincia, la Regione e la Soprintendenza. In mancanza della attivazione del procedimento di adozione e approvazione del piano attuativo, e ciò interessa anche in parte questa amministrazione, la società aveva chiesto l'intervento sostitutivo della Regione per la nomina di un commissario ad acta che si facesse carico dell'adozione e approvazione del piano PR8 . In data successiva a tale richiesta , gli uffici hanno completato l'istruttoria che ha condotto alla adozione del piano e alla sua approvazione avvenuta con deliberazione consiliare n.50 del 16.4.2009».

Il ricorso continua la nota dell’amministrazione comunale - « è stato proposto contro la deliberazione consiliare di approvazione del piano limitatamente all'aspetto istruttorio del quale era stata censurata la mancanza della valutazione integrata. Gli uffici comunali, avevano ampiamente motivato sulla non necessità di tale adempimento istruttorio e il consiglio comunale, nella deliberazione di approvazione del piano, aveva dato pienamente conto delle ragioni che non imponevano di effettuare la valutazione integrata. Il Tar ha invece ritenuto che tale esclusione non potesse essere disciplinata dal regolamento di attuazione della Regione, ma dovesse essere espressamente prevista nello strumento di governo superiore e cioè a dire nel piano strutturale. Ma l'obbligatorietà della valutazione integrata è stata introdotta per la prima volta dalla legge regionale 1/2005 quando il piano strutturale del Comune era stato già approvato nel 2004 e che non poteva quindi disciplinare l'obbligatorietà o meno dell'istituto della valutazione integrata che non esisteva ancora».

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