Sicurezza
«Non siamo una banda di evasori»
Parla uno dei costruttori inquisiti: «Ecco la verità che nessuno vuol sentir dire»
VIAREGGIO
«Ma quali evasori fiscali. Magari qualcuno ci immagina già con un conto cifrato in qualche paradiso fiscale. Eccolo, l’estratto conto del mio unico conto corrente. E’ in rosso di oltre ottomila euro. E ancora devo pagare alcuni dei miei fornitori e dalla Fondazione Carnevale stentano ad arrivano gli acconti che ci spettano...» Chiede di mantenere l’anonimato, uno dei quattro costruttori coinvolti nell’inchiesta “Dietro la maschera” della Guardia di finanza. Ma solo perché non è personaggio che ama mettersi in mostra. Però ci tiene a spiegare - dal suo punto di vista - come stanno davvero le cose. «Se davvero qualcuno è interessato ad approfondire l’agomento sono pronto a dimostrare tutto quello che dico», sottolinea.
Della vicenda in cui è rimasto coinvolto non nega una parte di responsabilità. «E’ vero - ammette - quelle false fatture prodotte dalla ditta edile che ce le ha proposte in cambio del pagamento dell’Iva sono state portate in detrazione, abitudine questa di buona parte delle ditte artigiane di cui è costellata l’Italia. Ma quelle fatture non sono servite per nascondere un guadagno su cui non pagare le tasse come forse qualcuno può essere indotto a credere. La verità è che molte delle spese che noi costruttori siamo costretti a sostenere non compaiono ufficialmente e dunque non possono essere detratte. Chi pensate che venga a lavorare agli hangar per un mese e che accetti di essere pagato con una regolare busta paga? Nessuno o quasi. Ma io quelle spese devo sostenerle davvero. E vanno ad erodere il mio vero reddito». E se gli obiettiamo che questo non è però contemplato dalla legge, ribatte: «Diversamente la gran parte dei carristi sarà costretta a lasciare il Carnevale e dedicarsi ad altro».
Poi aggiunge. «Non esistono carristi che si sono arricchiti lavorando nel mondo del Carnevale. Già questo è un mito che andrebbe sfatato una volta per tutte insieme a tante dicerie sul fatto che siamo una casta. Ora, dopo quello che è accaduto, in città in molti penseranno anche che siamo una banda di evasori fiscali che accumula chissà quali capitali all’estero. Ma chi evade davvero le tasse non va certo cercato alla Cittadella. Sono altri a dichiarare redditi da fame e magari ad avere costosissimi fuoristrada o lussuosi yacht». ©RIPRODUZIONE RISERVATA
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