Il Tirreno

Versilia

False fatture, ecco i carristi nei guai

di Claudio Vecoli
False fatture, ecco i carristi nei guai

L’accusa della Finanza: lavori di carpenteria mai eseguiti per abbattere i ricavi. Sotto inchiesta il triennio 2007-2009

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VIAREGGIO. Lavori di carpenteria mai realmente eseguiti. Ma fatturati dal medesimo imprenditore edile a quattro carristi in modo da abbassare il loro reddito. Sarebbe questo il meccanismo scoperto dalla Guardia di finanza durante i controlli effettuati quest’autunno alla Cittadella. E che ha messo nei guai quattro ditte artigiane che lavorano nel Carnevale: l’azienda che fa capo ai fratelli Bonetti e quelle di Massimo Breschi, Alfredo Ricci e Giovanni Maggini.

Secondo quanto ricostruito dalle fiamme gialle, i quattro costruttori - tre carristi attualmente impegnati in prima categoria e un mascheratista che nel frattempo ha lasciato il proprio posto al figlio - avevano usufruito delle false fatturazioni per abbattere l’imponibile e dunque pagare meno tasse. Il tutto per una cifra complessiva di 413mila euro spalmati su tre annualità: 2007, 2008 e 2009.

Il “trucco contabile” è venuto alla luce quando gli uomini della Guardia di Finanza hanno effettuato un controllo sulla contabilità di una ditta edile di Viareggio che le fiamme gialle hanno scoperto emettere un gran numero di false fatture per lavori mai eseguiti. Fra i beneficiari di queste fatture - insieme ad altre ditte che avevano bisogno di abbassare il proprio imponibile - i militari hanno trovato anche le quattro ditte artigiane della Cittadella. Che, secondo quanto appurato dalle fiamme gialle, si facevano fatturare lavori di carpenteria (evidentemente compatibili con la realizzazione di un carro) che poi portavano in detrazione nella dichiarazione dei redditi dell’anno successivo. Riuscendo così ad abbassare il proprio reddito in modo da “alleggerire” la somma da dover poi pagare al fisco.

L’illecito, una volta supportato da prove contabili che gli inquirenti ritengono inequivocabili, ha fatto scattare nei confronti dei legali rappresentanti delle cinque aziende (quella che emetteva fatture e le quattro che ne hanno usufruito per abbattere l’imponibile) una denuncia penale per frode fiscale. Non tutte le posizioni dei costruttori sarebbero identiche. Per due dei quattro carristi coinvolti la posizione sarebbe più seria, in quanto l’utilizzo di false fatture sarebbe più “consistente”. In altri due casi, invece, la cifra portata in detrazione sarebbe minore. Per tutti, comunque, la somma sottratta al fisco sarebbe al di sotto della soglia di circa 150mila euro che - per il periodo a cui si riferiscono i fatti - avrebbe comportato una pena più severa.

Quanto accaduto, secondo le indiscrezioni trapelate, non coinvolgerebbe in alcun modo la Fondazione Carnevale, visto che le fatture false non vengono utilizzate come giustificativi per ottenere i compensi dei carri (la cifra per una costruzione di prima categoria sfiora i 130mila euro ed è fissa, visto che non dipende da quanto speso dal carrista). Ma su questo argomento non vi sono state prese di posizione ufficiali da parte della Guardia di Finanza.

Naturalmente la vicenda dei costi gonfiati ha avuto ripercussioni alla Cittadella del Carnevale, dove ieri non si è parlato d’altro. Gran parte dei diretti interessati, da noi contattati, ha preferito non rilasciare dichiarazioni ufficiali (qualcuno ha scelto di non rispondere al telefono). L’unico a dirsi certo di poter dimostrare la propria estraneità agli episodi che gli vengono contestati è Alfredo Ricci: “Malgrado il clamore della vicenda che ovviamente non mi fa piacere, sono tranquillo. Ho già fatto presente a chi di dovere come sono andate le cose e sono certo che tutto si risolverà”. Ricci che - ironia della sorte - quest’anno ha fatto proprio un carro sul peso delle tasse a cui il cittadino deve sottostare.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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