Sicurezza
Pochi soldi in tasca e nessuno trasforma gli hotel in case
Soltanto tre strutture hanno approfittato dello “svincolo” Colpa di oneri salatissimi e di vincoli paesaggistici severi
LIDO DI CAMAIORE
Da un parte la crisi, che soldi in tasca da investire ne lascia pochi. Dall’altra i rischi idraulici e i vincoli paesaggistici, che forse in troppi avevano sottovalutato. E infine gli oneri, che non sono certo alla portata di tutti.
Fatto sta che dopo i primi tre hotel che hanno usufruito della facoltà di svincolo (trasformare cioè la struttura da alberghiera a residenziale) nessuno si è fatto più avanti, in Comune, per portare avanti istanze del genere.
E sì che la scelta dell’amministrazione Bertola di lasciare la possibilità ai piccoli e medi hotel della costa di trasformarsi in appartamenti portò con sé una serie infinita di polemiche. «Addio turismo», si diceva, dai banchi dell'opposizione. Ma finora non è stato così. Tre, infatti, gli hotel che effettivamente hanno potuto sfruttare l'occasione: il “famoso” hotel Panoramic e altre due strutture di più modeste dimensioni, l’hotel Zurigo e l'hotel Berna.
Lì sono già sparite le camere che un tempo ospitavano i turisti e ben presto saranno pronti gli appartamenti.
In realtà poi ci sono altri due hotel - il Villa Maria di via Roma e il Marilù sulla Fossa dell’Abate - che i permessi per ristrutturare gli immobili e ricavare appartamenti già li avrebbero pronti.
Da mesi sono fermi negli uffici comunali, e nessuno passa a ritirarli.
Probabilmente un’idea di investimento avuta due-tre anni fa oggi, con la crisi che non tende a mollare la presa, risulta forse molto meno appetibile. Va bene fare gli appartamenti, ma se poi non si vendono, che senso ha?
Oltre a questi cinque, c’è un altro proprietario che ha presentato timide domande agli uffici comunali. Si tratta del Villa Carla in via XXV Luglio. Ma l'interesse pare essere poi sfumato.
Non è solo la crisi infatti a far desistere gli imprenditori locali e non.
Da una parte, infatti, gli oneri di urbanizzazione richiesti per queste operazioni sono maggiori rispetto alla norma. Dall’altra, poi, non tutti avevano considerato che l'intera zona è soggetta a prescrizioni ferree sia per quanto riguarda il rischio idraulico, sia per quanto riguarda la tutele paesaggistica e architettonica di molti edifici.
Ne sanno qualcosa, ad esempio, i costruttori che dovranno ristrutturare il Chini per farne appartamenti, che hanno dovuto cambiare e modificare il progetto svariate volte).
Insomma, per ora quella corsa alla trasformazione da ricettivo a residenziali che era stata paventata da alcuni non si sta verificando affatto.
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