Attenzione
La Finanza agli hangar Rischiano quattro carristi
Tre costruttori di prima e uno di seconda categoria avrebbero usato false fatturazioni per alzare i costi delle costruzioni ed abbassare il reddito
Rischiano anche il carcere, che non è invece previsto, ad esempio, per chi evade semplicemente le tasse. Perché la frode fiscale è reato ben più grave di una semplice falsa dichiarazione dei redditi. Da qui una grossa differenza anche nelle pene che può comminare il giudice.
Per frode fiscale sono stati denunciati dalla Guardia di Finanza quattro maghi della cartapesta viareggina. Le indiscrezioni parlano di tre costruttori di prima categoria e di un mago di seconda. Considerato che i carristi fra prima e seconda categoria sono in tutto 16, un carrista su 4 finirà davanti al Procuratore della Repubblica, visto che le Fiamme Gialle hanno già inviato tutto alla pubblica accusa.
Il comunicato della Finanza che ha intitolato l’inchiesta Dietro la maschera, ha avuto un effetto dirompente sul carnevale. Il presidente Alessandro Santini ha ricevuto alle 18 il comunicato e alle 18 e 30 ha convocato d’urgenza ed in maniera straordinaria il consiglio di amministrazione ed il consiglio di indirizzo.
«Piena fiducia nella Guardia di Finanza alla quale garantiremo piena collaborazione – ci tiene a dichiarare a caldo il presidente del carnevale – la notizia mi ha gelato e non è un gioco di parola pensando al clima che sopportiamo in questi giorni». Santini ha chiamato subito anche il sindaco Lunardini. È chiaro che si teme una pessima pubblicità sul carnevale. Le indiscrezioni che arrivano dalle Fiamme Gialle indicherebbero nella decisione del comando generale dell’Arma di dare la massima diffusione non solo agli interventi fatti in città nei giorni del Carnevale in stile Cortina, ma anche per questa vicenda dei carristi che, attraverso false fatturazioni, denunciavano spese mai sostenute abbassando i propri redditi. Ma qui non si tratta solo di finire davanti ad un giudice. L’inchiesta della Finanza potrebbe avere un effetto perverso per i costruttori: perché alzare i costi e dichiarare meno potrebbe anche voler dire che i guadagni sono comunque alti.
La Finanza non la manda a dire. Nel comunicato inviato ai giornali la parte riguardante la frode dei carristi si conclude così: quello del Carnevale di Viareggio era ritenuto un mondo immune da tentazioni, dato che fra l’altro – ripetiamo sono parole testuali della Guardia di Finanza – i preziosi artigiani del settore beneficiano di cospicui finanziamenti da parte di enti pubblici e fondazioni.Ma come si è arrivati alla scoperta di questo giro di fatture false che per un solo anno fiscale raggiungono la ragguardevole cifra di 430mila euro, di fatto quanto costano 4 carri grandi?
La Finanza ricostruisce la vicenda ricordando che tutto parte dall’autunno del 2011, quando le Fiamme Gialle nel corso di alcuni controlli scoprono una società viareggina che emetteva fatture per prestazioni di servizi e fornitura di beni inesistenti. In gergo queste società vengono definite cartiere, perchè non producono nient’altro che carta: fatture per prestazioni che non ci sono state.
Il frutto dell’indagine della Finanza alla Cittadella del Carnevale ha portato alla denuncia di 5 persone. I quattro carristi come rappresentanti legali delle società che costruivano i carri ed il titolare della cartiera.La scoperta del giro di fatture false era stata anticipata un paio di mesi fa dal quotidiano la Nazione. Una fuga di notizia che sarebbe partita proprio dagli hangar per vedere di bloccare in qualche modo l’intera operazione. La Finanza, come è chiaramente scritto nel lungo comunicato stampa che illustra l’operazione «Dietro la msachera» ha invece preso la palla al balzo per immaginare un’operazione in grande stile sul nostro Carnevale. Da quel momento – scrivono le Fiamme Gialle – sono state pianificate delle attività di polizia economico-finanziaria ad ampio raggio, avviate all’inizio di questo mese in corrispondenza della prima sfilata di Carnevale e concluse mercoledì sera (al rione Vecchia Viareggio ma anche nel resto della città che si divertiva) con vari interventi palesi – si legge ancora nel comunicato – ancorché discreti, da parte di trenta finanzieri che, senza interferire sulla movida che vivacizza i vari rioni di Viareggio, hanno conseguito risultati in tutti i campi.
I controlli fatti nei negozi nel corso della prima domenica di Carnevale erano già stati anticipati dal nostro giornale. Ora la Finanza spiega per filo e per segno cosa è successo (il bilancio lo trovate in terza pagina). Intanto il mondo del carnevale è rimasto sconvolto di quanto è accaduto agli hangar.
Fabrizio Galli, ancora alle prese con la bega con Canale 5, non ha nessuna intenzione di commentare la vicenda, anche se è il portavoce dei costruttori. «In realtà non è così – spiega Galli - l’associazione costruttori è da tempo senza presidente. Io ho fatto il portavoce ma soltanto nelle vicende che riguardavano i rapporti fra Fondazione e carristi. Di questa storia della frode fiscale non so assolutamente niente e quindi non so cosa potrei dire». Le voci su questi controlli dei militari in divisa agli hangar hanno fatto in realtà il giro di tutti i costruttori. «Dietro la maschera» rischia di gettare un’ombra su un mondo che da sempre è considerato rissoso e polemico, ma anche pulito e talvolta ingenuo. Soprattutto rischia di alimentare di nuovo la polemica sui compensi ai costruttori.
Il rischio di un ritorno mediatico negativo è stato subito colto a palazzo delle Muse. In particolare di questi tempi, in cui a fronte dei sacrifici imposti dal governo Monti, lo Stato punta a recuperare la forte evasione fiscale. Si teme che dopo l’effetto Cortina ci possa essere un effetto Viareggio che potrebbe poi riverberarsi su Venezia, il Palio di Siena e altre grandi manifestazioni che richiamano migliaia di spettatori. Ricordiamo che l’effetto Cortina fu anche il fatto che nei ristoranti e nei negozi della Perla delle Dolomiti, dopo i controlli della Finanza e delle Entrate, i fatturati sono aumentati anche del 400%. Dagli hangar i commenti sono veramente laconici. La questione è troppo delicata. Si fanno i nomi di chi potrebbe essere finito nel mirino della Finanza, si ricorda certi episodi. Qualcuno, protetto dall’anonimato, racconta di essere stato avvicinato anche lui per approfittare di qualche fatturina per sistemare in modo giusto il reddito prodotto facendo Draghi e Tremonti, Monti e Berlusconi. Il rischio più grosso per i creatori dei grandi mascheroni è passare da grandi moralisti a moralizzati da parte di qualcun altro (in questo caso la Guardia di Finanza).
La stessa canzonetta del Morganti quest’anno racconta delle tasse: Ci succhino anche il sangue, si intitola la rivista che va in scena in queste serate al Politeama. Con alterne fortune di pubblico, perchè i soldi per i biglietti le famiglie non le hanno. Ma quando si parla di tasse scatta sempre l’applauso. A questo punto, un carrista fa una proposta molto concreta: non voglio prendermi dei fischi in corso o essere guardato con sospetto. Chi è stato denunciato lo dica. In realtà la presunzione di innocenza vale veramente per tutti. A partire da chi mette in maschera i nostri sogni.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
