Il Tirreno

Versilia

«Vanno rimossi gli oggetti pericolosi lungo tutti i binari»

di Donatella Francesconi
«Vanno rimossi gli oggetti pericolosi lungo tutti i binari»

Il ministro dei trasporti risponde alla senatrice Granaiola Passera: promuoveremo uno studio internazionale

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VIAREGGIO

«Si sta lavorando per individuare, con assoluta certezza, l’oggetto della perforazione della cisterna contenente il materiale poi incendiatosi». Scrive così il ministro dei trasporti, Corrado Passera, rispondendo alla lettera che aveva inviato alla sua attenzione la senatrice del Partito democratico, Manuela Granaiola. L’occasione era stata il primo incontro che i familiari delle vittime, i loro legali e consulenti, con Provincia e Comune, avevano avuto con la commissione di indagine del ministero dei trasporti sul disastro ferroviario del 29 giugno 2009.

A quell’incontro, alla vigilia di Natale, ne sono seguiti altri due: uno a Lucca (in quell’occasione la commissione ministeriale incontrò anche Procura, investigatori e consulente dei pm) ed uno a Roma. Al centro del confronto l’oggetto che ha squarciato la cisterna carica di Gpl: il picchetto di regolazione delle curve (come in tutte le relazioni tranne quella di Fs e quella dei periti del Gip) od un pezzo dello scambio (la cosiddetta “piegata a zampa di lepre”).

Il ministro Passera non si tira indietro nel toccare il cuore tecnico della vicenda e del processo che si andrà ad aprire: «La posizione che individua, ad oggi, come causa il picchetto - scrive nella risposta a Granaiola - è attentamente valutata. Ma altre ipotesi non vengono escluse per il rigore assoluto che le analisi debbono possedere».

Ma il ministro dei trasporti dice di più. Perché non nega che ci sia da fare per evitare che oggetti, lungo l’infrastruttura ferroviaria, possano provocare al materiale rotabile, ai viaggiatori, ai ferrovieri e a chi vive lungo i binari, disastri simili a quello di tre anni fa a Viareggio. «Naturalmente occorrerà promuovere, e di questo l’Italia se ne farà carico nelle debite sedi, una attività di studio a livello internazionale atta a valutare quali componenti infrastrutturali possano costituire potenziali fonti di rischio in caso di impatto con il materiale rotabile che abbia sviato dalla sua sede naturale. Ciò - conclude Passera - al fine di rimuovere il più possibile eventuali elementi di pericolosità».

Parole importanti, quelle del ministro dei trasporti. Primo perché stabiliscono, una volta per tutte, che qualsiasi cosa abbia squarciato la cisterna va classificato come “pericoloso”. E non è poco, visto che anche in un recente passaggio televisivo l’amministratore delegato di Fs, Mauro Moretti, ha voluto sottolineare come il dispositivo con il quale Ferrovie si riprometteva fin dal 2001 di rimuovere i picchetti non fosse dettato da una valutazione di pericolosità dell’oggetto in questione.

Secondo perché Passera stabilisce che - picchetto o zampa di lepre che sia stato - qualcosa va comunque fatto per evitare che un’altra cisterna possa venire “aperta” da uno dei due elementi.

Corrado Passera informa la senatrice che «a breve saranno emanate le raccomandazioni tecniche riguardanti la necessità dell’avvio di un sistema di monitoraggio e tracciabilità della vita lavorativa e manutentiva dei rotabili e dei loro componenti. Tenuto conto che la causa primaria, accertata, dell’incidente è stata la rottura di un assile del carro cisterna».

Nel chiudere la risposta alle sollecitazioni della parlamentare, il ministro scrive: «Le assicuro che porrò la massima attenzione per rafforzare ulteriormente la prevenzione di possibili incidenti, nell’interesse dei cittadini e del Paese, al fine di evitare che eventi così dolorosi, come quello di Viareggio, ci colpiscano ancora».

La commissione ministeriale di indagine, composta dagli ingegneri Franco Branciamore (presidente), Lorenzo Loreto e Roberto Lucani (tutti e tre hanno seguito le fasi dell’incidente probatorio)a breve concluderà il proprio lavoro dovendone renderne conto anche all’Unione europea che ha concesso una proroga, per la complessità dell’iter giudiziario, rispetto ai dodici mesi previsti.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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