Toscana
Balneari in presidio alla fontana di Trevi
Il piano per l’incontro del 23 a Roma: se i ministri Gnudi e Moavero ufficializzeranno le aste, ci sarà la manifestazione
VIAREGGIO
Hanno intasato la posta elettronica e i fax dei ministeri con appelli e richieste. E alla fine, probabilmente, l’avranno vinta: sembra che ci saranno anche loro, quelli del Comitato No alle aste, al vertice che si terrà tra una settimana esatta a Roma tra i balneari e i ministri Piero Gnudi ed Enzo Moavero Milanesi. Dove i due rappresentanti del governo Monti spiegheranno cosa intendono fare con le spiagge. In soldoni, se vogliono mettere a gara le concessioni su cui si basano gli stabilimenti.
Ma la protesta non si ferma, tutt’altro. Mentre una delegazione (composta da sindacalisti, politici e tecnici) parlerà con Gnudi e Moavero nella sede della Presidenza del consiglio di via della Stamperia, a poco più di un chilometro e mezzo di distanza (al teatro Santa Chiara), ci sarà l’assemblea nazionale dei bagni. E, se arriveranno notizie sfavorevoli - le concessioni messe all’asta dal 1° gennaio 2016 - partirà il corteo con direzione, appunto, fontana di Trevi. Il monumento simbolo della storia e della cultura italiane, dietro il quale c’è l’ufficio del ministro Gnudi, sede dell’incontro.
«Nulla è stato deciso». Sull’argomento gli stessi organizzatori cercano di tenere a freno la “base”, percorsa da mille tensioni per un summit che si annuncia decisivo.
«L’appuntamento è importante, ma non conclusivo - si affrettano a dire Emiliano Favilla e Fabrizio Maggiorelli, i due leader del Comitato, nell’assemblea di ieri al Principe di Piemonte - ecco perché dobbiamo essere cauti: qualsiasi decisione prenderà il governo, non dovremo ritenerci né sconfitti né salvi in via definitiva. Nulla è ancora perduto. E l’unica cosa sicura, in questo momento, è che ci riuniremo in assemblea».
«Facciamo come i tassisti». Certo, anche in caso di un decreto che dia il via libera alle aste c’è ancora tempo per poter rimediare. Ma il nervosismo dei titolari degli stabilimenti ha raggiunto, e forse superato, il livello di guardia.
Questa storia, iniziata circa due anni fa, ha logorato la categoria, con continui tira e molla che hanno fatto perdere la pazienza. E i bagni si sentono ancora “avversati” dall’opinione pubblica, tant’è vero che stanno preparando iniziative di comunicazione clamorose. Per questo, e per tanti altri motivi, l’idea di protestare come hanno fatto i tassisti - in maniera più civile e simpatica, come peraltro è sempre avvenuto - attira molti, con messaggi a favore del presidio lanciati a voce e sul web.
Se c’è una cosa su cui i bagni hanno sempre giurato, del resto, è la necessità di non arrendersi, per non vedere realizzata quella che sarebbe la rivoluzione più clamorosa della storia del turismo versiliese. Una rivoluzione che, di fatto, travolgerebbe 420 stabilimenti e i loro titolari.
Il decreto. Ma davvero il governo Monti sceglierà questa strada? Per ora circolano solo voci. L’impressione è che sia Gnudi che Moavero non abbiano intenzione di venire incontro ai bagni, se non con generiche tutele in caso di perdita della concessione. Ecco perché, in Versilia come nel resto delle coste italiane, si preparano a riaprire gli ombrelloni con la bandiera “Stop”.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
