Sicurezza
Fine del mondo? La colpa è tutta... dei merdaccini
La Burlamacco ’81 in teatro fino a sabato: otto sketch per sorridere sulla crisi Ma lo spettacolo, per la prima volta, non fa registrare il tutto esaurito
VIAREGGIO
È iniziata sabato scorso la Canzonetta della Burlamacco ’81 intitolata “Ci ciuccino anco il sangue (e neanco pogo)”, in replica fino al 18 febbraio al Politeama. Otto sketch per uno spettacolo che in meno di tre ore racconta situazioni e personaggi della Versilia e non. La proposta 2012 della compagnia non si discosta molto da quelle degli ultimi anni: la comicità è il filo conduttore delle scenette, anche se non manca qualche momento di riflessione. La prima notizia è che il Politeama non era esaurito: fatto assolutamente eccezionale per uno spettacolo che negli ultimi anni registrava, in particolare il sabato, il pienone. Cosa ha tenuto a casa il pubblico?La crisi economica o una certa ripetitività negli spettacolo della Compagnia? Difficile dare una risposta, ma non è escluso che entrambi i motivi siano all’origine dei posti ancora disponibili per tutte le repliche. Dopo il pout-pourri iniziale dell’orchestra di Massimiliano Grazzini (si ritorna all'esecuzione a sipario chiuso e non col balletto sul palcoscenico come negli ultimi anni), lo spettacolo si apre con l'ormai storico monologo di Claudio Morganti, stavolta nei panni di un barbiere che con i forbicioni parla dei tagli, nazionali e locali, che sono stati fatti e che sono in programma da parte dei politici. Venti minuti sono troppi, ma Morganti è sempre graffiante ed efficace e sa come portare il pubblico dalla sua. Poi via con le scenette, ma l'inizio non è particolarmente brillante. Lo sketch dell'Ospedale Unico appare non di grande presa, anche se la seconda parte è più brillante. Gradevole invece la seconda, con una curata parodia di Twilight (belli in particolare i costumi) e del mondo dei vampiri in genere. Poi, il momento più atteso, quello della scenetta cantata, che si ispira quest’anno alla profezia Maya sulla fine del mondo. E qui viene fuori la vena creativa di Luca Bonuccelli, che ha curato personalmente la scenetta, e che ne è uno dei grandi interpreti. Superlativi anche qui i costumi di Giorgio e Anna White, così come la musica che accompagna gli attori. La sorpresa è che tutto nasce dai “merdaccini”, insetti che i viareggini conoscono bene, e che sono in pratica la musa ispiratrice della scenetta. Un bel tocco di viaregginità molto apprezzato dal pubblico. Dopo un breve intervallo, il secondo tempo si apre con uno sketch sul genere di “Rumori fuori scena”: gli interpreti raccontano, ovviamente in chiave comica e autoironica, come nasce una scenetta e il clima che si respira alle prove, e l'effetto è positivo, dando l'impressione di essere uno dei momenti migliori della serata, ovviamente a parte la scenetta cantata. Un nuovo calo si ritrova durante la scenetta dell’equivoco, con Lora Santini e Massimo Mazzolini alle prese con un funerale scambiato per altro, ma l’effetto è modesto. Ma il rimpianto maggiore è per la scenetta successiva: un colloquio tra otto burattini, e già l’argomento è teatralmente interessante, con unico scopo il matrimonio tra una viareggina e un lucchese. Peccato però che i dialoghi e le movenze dei protagonisti non siano pari all’idea, altrimenti poteva venire fuori un “cult”. Nell’ultimo sketch, Claudio Morganti e Lora Santini danno il meglio di loro stessi, impegnati come traduttori occasionali di un discorso internazionale tra due politici, che crea situazioni fortemente comiche. Finalissimo in stile classico, con tanta musica e ringraziamenti dei protagonisti. Dunque uno spettacolo con alti e bassi (sinceramente più alti che bassi), ma la cui “prima” ha dato l'impressione di non essere totalmente pronto, con una recitazione non sempre fluida e, da non sottovalutare, con problemi con la fonia: microfoni che mai andavano in sintonia con gli attori, cosa che sinceramente lascia perplessi dopo anni e anni di esperienza del service. L’impressione ricavata è comunque in linea con quella degli anni scorsi: degli otto sketch ce ne sono un paio ben al di sotto degli altri, ma crediamo che sia un fenomeno inevitabile dopo tanti anni. Chissà se l’esperienza del 2012 non possa essere lo stimolo per la Burlamacco ’81 a riprovare il ritorno alla commedia “a filone”, data la qualità dei protagonisti sul palcoscenico.
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