Il Tirreno

Versilia

In soccorso di chi dorme per la strada

di Donatella Francesconi
In soccorso di chi dorme per la strada

Pasti caldi da Asp, bevande, e le associazioni di volontariato che ogni due ore passano a portare aiuto e conforto

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VIAREGGIO

Un bicchiere con qualcosa di caldo che arrivi fin dove il vino da pochi soldi non scalderà mai. Inizia all’ora di cena il giro dei volontari delle associazioni cittadine: al mercato di piazza Cavour, alla stazione, nei rifugi di fortuna, nelle piazze. L’altra faccia della città deserta è quella che dorme all’aperto, nel gelo di un inverno che per ora non molla la presa. Anime che sotto un tetto, in un dormitorio, non possono portare né la sorsata di alcol, né la “canna”, ma neppure i fantasmi che le sostanze riescono apparentemente a scacciare, facendo piombare nel sonno che per chi dorme al freddo rischia di essere, in qualche caso, senza ritorno.

Ieri sera il “giro” era a carico della Croce Verde: ma l’intervento messo a punto con la Protezione civile comunale prevede la rotazione con Misericordia e Croce Rossa. I pasti sono quelli dell’Azienda speciale pluriservizi: ieri la scelta era tra minestrone e fusilli al pomodoro. Va fatta attenzione a che i sughi o i secondi non contengano maiale: il popolo dei senza tetto è in buona parte composto da cittadini di fede musulmana.

Chi riceve conforto ha anche voglia di parlare. La solitudine della strada gela il cuore più di quanto non faccia sul corpo la temperatura sotto zero. Tra le mani il tè caldo, sulla bocca l’accenno di una storia che racconta di origini lontani, sangue slovacco e ungherese mescolati e chissà come c’è finito sotto le logge del Piazzone con i suoi scatoloni, le coperte garantite in questi giorni, il giaccone che ha visto giorni migliori ed una gentilezza che si rischia di non trovare nel vicino di casa.

«Torniamo più tardi e ci sono anche i biscotti», rassicurano i volontari: «La Protezione civile ci ha chiesto di fare il giro ogni due ore».

In stazione non c’è ancora nessuno, ma la certezza è che arriveranno. Così come nell’edificio non terminato a lato della palestra Berchielli. Qui c’è un giaciglio già organizzato. Di sicuro tempo poche ore si riempirà di sogni e freddo.

Al dormitorio della Misericordia, in via Cavallotti, invece ci si prepara per la notte. Sedici ospiti, che significa essere davvero al completo. Altri cinque senza tetto (tutte donne) sono all’oratorio do San Paolino dove hanno trovato accoglienza anche i due giovanissimi viareggini che hanno a lungo dormito proprio al mercato. Nel gelo della notte e delle storie questa è una notizia che scalda il cuore.

Chi si “appoggia” al dormitorio sa di non poter restare più di dieci giorni. Ma chi vive per strada sa organizzarsi come un manager meglio non saprebbe: la mappa delle strutture in tutte la regione è stampata bene in mente. Si sa quanto si è rimasti, dove si può tornare, se c’è posto oppure no. «In questi ultimi periodi, però - racconta un uomo originario dell’Isola d’Elba - è toccato dormire parecchio sul permaflex di cartone...». Basta ascoltare per capire che c’è un’altra storia, un’altra vita, prima di quel sorriso amaro sulla seggiolina di plexigas del dormitorio saturo.

I volontari lasciano i biscotti e anche qui ripasseranno. Biscotti, cioccolata calda, una parola per non far sentire dimenticati dagli uomini e da Dio, come si dice.

Ma in giro per la città quante persone ci sono ancora senza un tetto? «Tante, quante non te ne puoi neppure immaginare», ci rispondono al dormitorio.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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