Sicurezza
Misericordia, meno servizied è cassa inregrazione
Sei dipendenti della cooperativa Comise non sono più al lavoro da ieri. Case famiglia chiuse e una ventina di contratti a termine non rinnovati
VIAREGGIO. L’accordo per la cassa integrazione straordinaria è stato firmato ieri tra la Comise (Cooperativa Misericordia servizi, 17 occupati in tutto) ed i sindacati di categoria. Vanno a casa sei dipendenti che per quattro mesi riscuoteranno dall’Inps l’80% della retribuzione. A confermare l’intesa è Marco Morbidelli, responsabile, per la Filcams-Cgil, del settore cooperative sociali. Morbidelli è allarmato, molto: «Questo è il primo accordo - spiega -: ma passato un mese non so cosa accadrà con le altre cooperative alle quali la Misericordia ha tagliato i servizi». Al momento - continua il sindacalista - «altre due cooperative, “Atlantide” e “Penelope”, stanno terminando le ferie arretrate ed i permessi. C’è ancora un mese di tempo, circa, poi vedremo cosa accade anche alla Comiso che conta 19 occupati e ha già dichiarato di avere sei esuberi».
Le prospettive non sembrano incoraggianti. Soprattutto guardando a cosa sta accadendo sul fronte dei servizi assicurati dall’associazione di volontariato del presidente Roberto Monciatti. «Le due case famiglia di via Matteotti e via Cavallotti», continua Morbidelli, «sono state chiuse. L’attività, insomma, è cessata. I minori più piccoli, che erano in affidamento alla casa famiglia di via Cavallotti, se risultavano residenti a Viareggio sono andati al De Sortis. Se, invece, arrivavano da altri comuni sono tornati a destinazione». I piccoli, però, soprattutto se in situazioni familiari così gravi da determinarne l’allontamento dai genitori e l’affidamento a strutture collettive, non sono pacchi postali. Perché le istituzioni pubbliche - la domanda è inevitabile - non si sono preoccupate del destino al quale questi bambini sarebbero andati incontro visto che da mesi la Misericordia ha annunciato il rischio di dover sospendere le attività per le quali deve avere arretrati consistenti dagli enti pubblici? Gli operatori delle due case famiglia, sottolinea il sindacato, avevano tutti contratti a tempo determinato che non sono stati rinnovati: «Di fatto si sono persi una ventina di posti di lavoro».
Ad alimentare la preoccupazione di lavoratori e sindacati c’è altro: «Ho appena saputo - dice amareggiato Marco Morbidelli - che la cooperativa “Cronos” non ha confermato alcun contratto a tempo determinato. Ed è quella che assciura alla Misericordia i lavoratori che rispondono al centralino, gestiscono il centro emergenza e le ambulanza». Al di là dell’allarme per la crisi della Confraternita, aggiunge Morbidelli, «c’è da chiedersi con quale personale tutti questi servizi sono assicurati».
Già. Perché prima della cassa integrazione - raccontano i lavoratori messi a casa - c’era stata la ridefinzione dei compiti. E da una mansione si era passati ad un’altra, oggi diventata non più produttiva per l’associazione. Intanto, però, sottolineano i lavoratori «al cimitero lavorano gli anziani in pensione. E, allora, è mai possibile che nessuno degli enti competenti effettui mai un controllo quando si tratta di Misericordia?». I lavoratori messi in cassa integrazione, che non hanno ancora riscosso tutto il saldo di dicembre, sono amareggiati: «Siamo stati spostati e poi mandati a casa. Che ne sarà di noi, considerando che ci sono anche persone che hanno problemi particolari che difficilmente le porteranno a reinserisi nel mercato del lavoro?».
Alla Comise il sindacato ha chiesto un piano di recupero di attività di qui a quattro mesi. Ma la sensazione è che il quadro non possa che peggiorare.
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