Sicurezza
Balneari pronti a scendere in piazza contro il governo
Assemblea a Roma il 23, giorno dell’incontro con i ministri Gnudi e Moavero L’annuncio: «Se mandano le spiagge all’asta sfileremo per le vie della capitale»
VIAREGGIO
Sono pronti a fare come i tassisti. Manifestando e protestando per le vie della Capitale contro la minaccia che incombe sulle loro aziende familiari: un decreto del governo che dia il via alla messa a gara delle spiagge.
Sono carichi, i balneari. Lo dicono ormai da quasi un anno, e lo ripetono guardando il dossier - fatto di foto e articoli di stampa - che racconta un anno di battaglia: «Noi non molliamo».
Giovedì 23 ci sarà a Roma un incontro cruciale tra le associazioni sindacali e i ministri Piero Gnudi (turismo) e Enzo Moavero Milanesi (affari europei). Da questo vertice si capirà cosa vuole fare la squadra del premier Mario Monti con il rebus concessioni demaniali. E le sensazioni, inutile dirlo, non sono positive.
Una nuova battaglia. «Sta al governo decidere - affermano all’unisono Emiliano Favilla e Fabrizio Maggiorelli del Comitato No alle aste - se c’è l’intenzione di tutelare i migliaia di stabilimenti esistenti, ne saremo ben felici e saremo pronti a discutere qualsiasi proposta, compreso l’aumento dei canoni». In caso contrario? Beh, se il governo Monti darà l’ok alla messa all’asta delle concessioni dal 1° gennaio 2016, i bagni apriranno il fronte anche con i “tecnici”, così come avevano fatto con i “politici” mesi addietro.
«Ricorsi per milioni di euro». Non c’è, ovviamente, solo la piazza come strategia di lotta. Ieri i titolari degli stabilimenti, riuniti in un confronto al Principe di Piemonte, hanno ripetuto che, in caso di aste, intaseranno i tribunali amministrativi di ricorsi. «Parliamo - spiegano - di almeno 15mila euro di spesa a ricorso, che le Regioni e i Comuni dovranno sobbarcarsi. E se li moltiplichiamo per le centinaia, anzi migliaia di imprese esistenti, per le casse pubbliche ci saranno danni di milioni di euro». «Questo aspetto - afferma Carlo Monti, presidente dei balneari viareggini di Ascom - conferma che le evidenze pubbliche delle concessioni sono assolutamente impossibili».
I balneari pro aste. A tenere banco nella categoria è anche un documento, inviato da Giorgio Mussoni del sindacato balneare Oasi, che in pratica offre il fianco - secondo gli stabilimenti - a chi vorrebbe mettere a gara le concessioni.
Nel documento, dove pure si chiede la deroga alla direttiva Servizi - in pratica, l’esclusione dall’ambito di applicazione e quindi il rinnovo delle concessioni ai vecchi titolari - si fanno una serie di richieste. Sono le “aste con i paletti”, secondo una definizione un po’ impropria ma di sicuro impatto: gare con limiti così forti da privilegiare inevitabilmente il vecchio concessionario. E che proprio per questo sono assolutamente improponibili - pena una valanga di ricorsi, anche della stessa Unione Europea - perché è inconcepibile ammettere una procedura di messa a gara così sfacciatamente favorevole a un candidato. Di questo i bagni sono ben consapevoli, e infatti, hanno reclamato contro Mussoni, considerato né più né meno come un “traditore”. Ma l’impressione è che nella categoria ci siano, anche in Versilia, imprenditori già pronti al dopo. Un dopo che la maggior parte dei bagni non vuole nemmeno considerare.
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