Il Tirreno

Versilia

Carnevale di Viareggio

Carnevale lento, pessimista e senza eros

di Adolfo Lippi
Carnevale lento, pessimista e senza eros

Carri belli, di attualità ma poco gioiosi. Non ci sono iniziative infrasettimanali e sul circuito lo svago è affidato ai bomboloni

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Il carnevale non funziona. La sfilata dei carri resta una processione impacciata (due ore per fare il percorso). Ma carri sono belli, e le maschere, specie i gruppi, entusiasmanti e ben vestite.

Il carnevale non funziona perché spende tutti i suoi 4 milioni e mezzo di euro per il corso. Non organizza niente o poco per il dopo corso e per il resto della settimana. Il gelo che ha angariato non poco la prima manifestazione è anche un gelo di iniziative. Se per caso qualcuno, da fuori, fosse venuto o verrà, alle sei del pomeriggio non gli restano che le pizze a taglio e il kebab.

Ho camminato per Viareggio “ghiaccia” dopo la sfilata: gruppi di ragazzi mascherati fuggivano qua e là verso casa. Come fosse stato proclamato il coprifuoco. Perché nessuno pensa mai come rendere “carnevale” le ore morte? Non mi riferisco soltanto al Comitato o alle autorità; mi riferisco anche ai privati. Non vi sono impresari capaci di saper guadagnare magari innalzando un tendone (come si fa per il festival della Salute) e facendo in modo che si balli, si beva, si canti fino almeno alla mezzanotte? Vi sono potenzialità evidenti: le centinaia e centinaia di giovani appassionati, divertiti, finalmente ben vestiti che si raggruppano tra un carro e l'altro, migliaia di partecipanti che non sono soltanto spettatori passivi, una volta riscaldati dai canti e dalla coreografia nel corso possono continuare il carnevale. Ed invece, adesso, tutti, per il gran freddo, davanti ai televisori; quattro milioni e mezzo di euro spesi per due ore ogni cinque domeniche non sono troppi?

È incomprensibile perché questo spirito di carnevale a Viareggio venga disciplinato solo dentro le transenne. Il carnevale dovrebbe toccare anche altri giorni della settimana (almeno così si faceva una volta), dovrebbe toccare ristoranti e ritrovi (al di là di qualche mesto addobbo), dovrebbe invadere con la festa i tempi morti per un turismo tutto da ritrovare. Ed allora sono uno sciupio sei corsi mascherati, ne basterebbero quattro ben concentrati. Sarà un vecchio discorso ma è un discorso che non riguarda solo e soltanto i politici asserragliati nel Comitato. Riguarda albergatori, commercianti, impresari, che mancano di decisione, non ci credono più. Mentre, e qui ha ragione il presidente Santini, il carnevale, per Viareggio e la Versilia, è un potente mezzo di propaganda. Che Viareggio tutta mal utilizza. Per ciò che riguarda la sfilata c'è da dire bene dei carri, grandi e piccoli, delle mascherate tutte, della gente che s'è impegnata ed ha portato sui viali il proprio entusiasmo e la propria intelligenza. I costruttori dei carri non saranno maghi ma sono intelligenti ed acuti. Altre volte hanno difettato, stavolta hanno ben lavorato. Sarà arduo per la giuria fare una classifica: molti carri sono proprio belli. Cito tutti: Franco Malfatti, Alfredo Ricci, Roberto Vannucci, Gionata Francesconi, Carlo Lombardi, Fabrizio Galli, i fratelli Bonetti, Massimo Breschi, Politi e Borri, Lebigre e Roger; eppoi i "non minori" Jacopo Allegrucci, Emilio Cinquini, Umberto e Stefano Cinquini, Eleonora Franciosi, Luciano Tomei, Enrico Vannucci. Bisogna però dire che il tono generale, della satira e dell'allegoria, rimane fondamentalmente moralistico, giornalistico. Ci si rifà troppo all'attualità come la scandiscono le cronache: crisi, tasse, berlusconismo, mondializzazione ecc. Si ignorano altri aspetti della vita, quelli, col carnevale, fanno pur sognare: l'ottimismo, la gioia dei piaceri, l'erotismo. E' davvero magnifico il presidente Sarkozy plasmato da Politi e Borri, ma perché dimenticare Carla Bruni che della grandeur francese è almeno la faccia più appetibile? L'assenza di belle donne, di corpi elettrizzanti, fanno "misogino" il tono; e sebbene scorrazzino centinaia di suore e pretini in fregola poco mistica, come sul carro di Lebigre e Roger, quel poco di malizia è poi velato, velatissimo, dalle arcigne facce della Merkel e di Mario Draghi. I carri, vivaddio, sono "macchine artistiche" e palcoscenici viaggianti: ben lo comprendono Alessandro Avanzini e Gionata Francesconi e Lombardi, con realizzazioni più fiabesche, più inventate, meno ispirate alla vignetta facile. Su questi carri-palcoscenico può, nel futuro, accadere l'happening, l'evento, come tutto evento dovrebbe essere il corso punteggiato qua e là da "isole" di divertimento, di svago, di "pazzia" che non siano solo bomboloni caldi e brigidini. Eppoi avviene sempre, anche quando come nel caso di domenica, di gente ce n'era davvero poca, che la sfilata si blocchi. In due ore, stando in tribuna, non si riescono a vedere tutti i carri grandi. E' colpa che i carri sono troppi? Non ne basterebbero cinque, non si potrebbe accorciare l'itinerario? Eppoi ora che ogni carro è divenuto anche portatore di suoni (alcuni davvero azzeccati) eliminiamo le bande di strimpellatori: nessuno le ode più, non servono, non animano. Sono più "banda" i ragazzi organizzati in gruppi. Chiudo sui costumi: notevolissimi quelli per Avanzini, per Lebigre e Roger, per Politi e Borri, per Vannucci, ma nell'insieme generale è stato fatto uno sforzo di eleganza e brio. E il Comitato dovrà ringraziare anche le migliaia di ragazzini e di anziani che si sono addobbati privatamente: il loro è un Carnevale esistenziale e vitale, vero e spontaneo. Però che peccato dover aspettare la prossima domenica! Quel briciolo di spensieratezza che, tra gelo e crisi economica, ci portiamo ancora dentro, grazie al corso, andrebbe rinnovato ora dopo ora. Anche martedì, anche mercoledì, eccetera eccetera, a Viareggio dovrebbero essere scorpacciate di festa indimenticabile. Purtroppo, i quattro milioni e mezzo sono però già tutti spesi e nessun mecenate ci mette del suo.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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