Il dolore
Bertola via dal Pdl, ma la spallata non c’è
Il sindaco in lacrime ufficializza il ritorno alle “origini”: «Il candidato non si cambia, ma serve più spazio agli alleati»
LIDO DI CAMAIORE
L’emozione blocca le parole del sindaco. Lui guarda giù, esita per un attimo mentre cerca di ricomporsi, e poi va avanti. Le lacrime di Giampaolo Bertola ufficializzano il passaggio del sindaco all’Udc («un ritorno a casa, come quello di Lassie», precisa lui cercando di sdrammatizzare e ricordando le sue origini democristiane) e aprono nuovi, inediti scenari per la politica camaiorese e perché no, versiliese.
Accanto a Bertola ci sono il segretario nazionale dell’Udc Lorenzo Cesa - arrivato da Roma in aereo sfidando la neve per ribadire l’importanza della provincia di Lucca nelle strategie del partito - e i vertici locali Udc (con in testa Pier Francesco Pardini e l’onorevole Nedo Poli). Davanti al sindaco, nella platea dell’hotel Una, non ci sono soltanto i politici camaioresi che hanno accettato di seguire in questa nuova avventurail sindaco in scadenza (e non «scadente», come ironizza ancora).
Seduti, in attesa di ascoltare l’intervento di Bertola, ci sono alcuni assessori in carica (come Mauro Santini, Claudia Bonuccelli, Andrea Giannecchini) e alcuni dei candidati alla poltrona di sindaco (Fabio Pezzini e Riccardo Micheli).
Ma soprattutto in sala c’è anche, un po’ a sorpresa, il candidato del centrodestra Alberto Matteucci (lui e il sindaco parlottano prima di entrare in sala e poi si abbracciano davanti a tutti). Bertola, messa da parte l’emozione, si lancia in un intervento deciso che non risparmia feroci stoccate ai vertici nazionali del Pdl ma che tende la mano a Matteucci (facendo capire però che d’ora in avanti le decisioni nella coalizione dovranno essere più “collegiali”). «Io non pugnalo nessuno alla schiena - spiega il sindaco a chi gli chiede del rapporto con Matteucci - ma voglio regole chiare del gioco. C’è tempo di fare una campagna elettorale nel segno della tranquillità e non in quello della guerra. Noi giochiamo per vincere le elezioni: io sono uscito dal Pdl ma non sono qui per presentare una lista dell’Udc bensì per appoggiare un candidato già espresso». En passant - ma non a caso - Bertola ricorda a più riprese l’aiuto datogli dai centristi, anche ai tempi del Ccd, nella sua carriera politica. Poi si toglie qualche sassolino - o meglio masso - dalla scarpa. «Non ho mai chiesto poltrone - afferma Bertola - ma solo di essere impiegato in politica secondo le mie capacità. ma dai vertici non ho mai ricevuto risposta. E qui non sono mai venuti né segretari né ministri a portare il loro appoggio». Il sindaco accusa poi i leader regionali e nazionali del Pdl, in particolare nomina Dennis Verdini e Massimo Parisi, di cercare di imporre decisioni dall’alto senza ascoltare la cittadinanza. «Nell’Udc - aggiunge - ho trovato un altro atteggiamento»
Gabriele Dini
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