Il Tirreno

Versilia

Satira e impegno grandi protagonisti fra i carri piccoli

di Martina Ambrogi
Satira e impegno grandi protagonisti fra i carri piccoli

Dai politici ibernati ai cervelli in fuga dall’Italia tanti i temi di stretta attualità toccati dai costruttori

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VIAREGGIO

Satira politica e di costume, caricature di personaggi celebri, ma anche e soprattutto i grandi problemi che attanagliano un'Italia sempre più in crisi. Sono questi i temi affrontati nei sei carri di seconda categoria in questa edizione fondamentale per avanzamenti e retrocessioni.

Lo stratega (la politica dello struzzo) di Jacopo Allegrucci. Un enorme e colorato struzzo, simbolo dell'Italia, è guidato con tanto di gru da un inedito Mario Monti operaio. In un periodo di crisi all'italiano medio attanagliato dalla recessione non resta altro che emulare il pennuto nascondendo la testa e sperando nella dea bendata.

Vieni vieni con me di Emilio Cinquini. Così direbbe il rosso Lucifero sulla soglia dell'Inferno rivolgendosi all'ex premier Silvio Berlusconi mentre, nudo e disperato, tenta di fuggire al suo destino eterno. Il cilindro centrale simbolo degli inferi con i suoi gironi, rivestito dalle anime dei dannati, si apre per mostrare il terribile Satana.

"Garibaldi fu ferito" di Stefano e Umberto Cinquini. Un'Italia, a dirla come il Sommo Poeta «nave senza nocchiere in gran tempesta, non donna di provincia ma bordello». I più famosi politici italiani si affacciano dai campanili, mentre il Presidente Giorgio Napolitano si arrampica a fatica sull'asta di un tricolore con tanto di buco centrale.

Cervelli in fuga (saluti e baci) di Eleonora Francioni. Leonardo Da Vinci, raffigurato come nel suo disegno a sanguigna su carta "Autoritratto", fa i bagagli e saluta l'Italia perché, come dice Caparezza nella sua Malincònia «da qua se ne vanno tutti». Un tema attualissimo, l'emigrazione dei brillanti talenti italiani all'estero, alla ricerca del posto al sole che in Italia non riescono a trovare.

Ibernati di Luciano Tomei. Venticinque volti noti della politica italiana incastonati nel ghiaccio come nevi "perenni" che non accennano a sciogliersi, incollati come sono al loro posto grazie alle solide radici che li attaccano alle loro poltrone. Tomei utilizza un unico colore audace e per riuscire a dare la sensazione del ghiaccio e dell'ibernazione della nostra politica.

Non è questo "il mondo che vorrei" di Enrico Vannucci. Il ribaltamento dei valori e delle priorità, il bene che finisce per essere surclassato dal male. In questa società, rappresentata da un enorme uomo-scorpione, tutto è sottosopra e, prendendo spunto dalla celebre canzone di Vasco, il carrista esclama «Non è questo il mondo che vorrei».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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