Lutto
Sono salvi i bagni sotto processo per il caso della rimozione
Un’ottantina di stabilimenti dovrebbero superare i guai giudiziari visto che il Ministero ha stabilito che non esiste distinzione fra facile e difficile rimozione delle cabine e di altri manufatti
di Luca Basile
MARINA
La facile e difficile rimozione del manufatto balneare sulla spiaggia? Nella sostanza “ una questione superata”.
E a certificarlo non è il perito, di parte, di uno dei tanti stabilimenti balneari oggetto di recente accertamento da parte di Procura o Capitaneria di Porto, ma il Consiglio superiore dei lavori pubblici, ufficio alle dirette dipendenze del Ministero che, in una recente delibera ha provato a fare chiarezza sulla questione.
“ In base all’evoluzione intervenuta negli ultimi anni, sia nell’uso di nuovi materiali che nella tipologia costruttiva dei manufatti edilizi, è oramai difficile dettare criteri oggettivi per definire compiutamente e correttamente la facile o la difficile rimozione. La differenza è di altro genere, ma non può essere assolutamente tecnica. Tale distinzione esiste , fra l’altro solo nell’ordinamento italiano e non in ambito europeo” sottolinea la Sezione del Ministero che poi rinvia il tutto a soluzioni normative e legislative. Consiglio superiore dei lavori pubblici che prima nel 1962 e poi nel 1990, è bene evidenziarlo, aveva invece posto l’accento sul nodo della difficile rimozione dando di fatto il via a tutta una serie di indagini conseguenti su spiaggia. Indagini che oggi vedono circa 80 stabilimenti balneari versiliesi nel mirino della Procura e altri 86 Bagni ‘ sotto’ accertamento amministrativo, proprio perché sul demanio oggetto di concessione si trovano manufatti considerati, appunto, di difficile rimozione.. “ Una novità importante e sicuramente positiva, quella che arriva dal Consiglio. Di fatto vengono accolte in toto le nostre motivazioni – spiega il presidente onorario dell’Associazione balneari Francesco Belli -. La categoria, supportata dall’azione del senatore Cesare Cursi, dallo studio Morbidelli, dall’avvocato Edoardo Brusco e ancora da Daniele Mazzoni aveva infatti sollecitato l’ufficio referente ad esprimersi interessando del tema anche il Ministero dei Trasporti. A questo punto, secondo la nostra interpretazione della delibera, dovrebbero venire meno tutti gli accertamenti in corso sia di carattere penale che di ordine amministrativo. La Procura della Repubblica di Lucca bene ha fatto a sollevare la questione, vista anche la normativa precedente di riferimento, perché ci ha consentito di arrivare ad una soluzione che, riteniamo, sia la migliore possibile per i nostri stabilimenti balneari”.
La facile e difficile rimozione era di fatto una sorta di pantomima fra i balneari e chi segue il Demanio – prima la Capitaneria di Porto, poi i Comuni e la Regione.
Di fatto cabine e altri manufatti erano iscritti come di facile rimozione, quando la realtà era visibilmente il contrario.
Così quando la Procura a anche l’ufficio del Territorio ha iniziato i controlli è scoppiata la magagna. Con denunce, processi, condanne e multe.
Ma soprattutto in alcuni casi si è arrivati all’acquisizione del bene al patrimonio pubblico, il cosidetto incameramento.
Per chi si è trovato il bene incamerato è cambiato anche lo status di imprenditore. Da concessionario di un bene statale, si è passati ad essere affittuari di un bene che era dello Stato.
Con conseguenze anche paradossali. Pensate che ci sono affittuari che per 25 anni dispongono del bene, mentre i concessionari – causa ladirettiva Bolkestein – rischiano di ritrovarsi fra 4 anni senza il bagno.
Perchè se balneari respirano sul piano della rimozione con questa decisione del Consiglio superiore dei lavori pubblici, resta in piedi tutta la problematica delle aste, con il governo Monti che non sembra offrire alternativa alle cosidette gare ad evidenza pubblica.
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