Sicurezza
Puccini viareggino o lucchese? Intanto Lucca corre in testa
Adolfo Lippi incontra Simonetta Puccini e svela cosa bolle in pentola di qua e di là dal monte Pieraccini e Gemignani preparano un comitato per un grande teatro in centro a Viareggio
di ADOLFO LIPPI
Lucca si sta impossessando della "memoria" di Giacomo Puccini. Viareggio sta perdendo, con il ricordo del maestro, tutta una serie di iniziative; e sta, peggio ancora, perdendo il lago di Massaciuccoli che Puccini elesse a sua patria. E non c'è nemmeno "guerra" tra Lucca e Viareggio, per il semplice fatto che i viareggini non la combattono.
Ed a Lucca, con moltissima capacità, notevoli risorse finanziarie, si assapora quotidianamente la vittoria, sicché la casa dove Puccini nacque è vigilatissima ed il locale Istituto di studi pucciniani, ben diretto da Gabriella Ranieri, ha addirittura avanzato all'Unesco il riconoscimento per "Lucca città della musica", con Puccini tutto-compreso.
Triste ma combattiva, in una Torre del Lago dove, nel giardino caro a Puccini fioriscono giallissime romantiche mimose, ma muoiono i pini perenni e gli alberetti di pesco (a causa dell'inquinamento del Lago), la nipote del maestro, Simonetta, m'incontra con esprimermi tutta la sua malinconia viareggina, che di certo non l'abbatte, sicché inventa sempre nuovi eventi, ma per richiamare l'attenzione della riviera su un luogo, queste romantiche sponde liricizzate da tante ouvertures struggenti, che è disertato, se non dai tanti fans mondiali di Puccini, da coloro che amministrano Viareggio.
"Sì, certamente, fanno la stagione lirica in estate", dice Simonetta.
"E a volte la fanno bellissima e certe volte meno. Ma il punto è un altro: Puccini deve richiamare l'intero anno. Soprattutto deve richiamare in città perché mio nonno avrebbe voluto il teatro nel centro di Viareggio." Puccini lo disse anche in un'intervista, rimasta famosa, al "Corriere".
Sognava un teatro nazionale lungo la Passeggiata. Ma Viareggio, dopo la distruzione del "Pacini" in via Regia, bombardato assieme al centro storico dagli alleati, non ha più un teatro pubblico; ed ha costruito invece uno scatolone proprio lungo la sponda del Lago di Massaciuccoli, dove Puccini amava scorazzare sopra i barchini per la caccia alle folaghe.
"Il nonno", afferma perentoria Simonetta, "non avrebbe voluto il teatro qui. Perché mio nonno amava la quiete, viveva in villa sul Lago per comporre nel silenzio e nei suoni d'ambiente.
" E' ovvio che la sua memoria resta dunque la stupenda leggiadra villa tra i gelsomini, gli oleandri, i lillà. Adesso è in ristrutturazione, grazie ai soldi della Provincia che ha avuto in permuta, dopo tante vicissitudini (anche giudiziarie) la casa di via Buonarroti al Marco Polo. Anche questa casa, poi, la prenderanno i lucchesi. Eppure Puccini non amava Lucca e i lucchesi non amavano lui, memori che s'era portato via la bellissima Elvira, madre di due pupi, legittimamente sposata col commerciante Gemignani, gente di solida borghesia lucchese. Di memoria piuttosto lunga e vendicativa.
Simonetta è contenta di come vanno le frequenze in villa sul Lago. Visitiamo assieme il museo e mi annuncia l'acquisto di un casone attiguo alla villa, dove c'era il ristorante "Lombardi".
Qui, presto, prenderà sede un nuovo museo ultra-dotato. E non vi troverà spazio solo l'oggettistica cara al maestro, ma anche computer e tastiere dove i giovani talenti potranno misurarsi in musica. Poi Simonetta, con la sua Fondazione, ha istituito già dall'anno scorso il "Premio Giacomo Puccini" per la natura e per l'ambiente, dove in giuria compaiono Ilaria Borletti Buitoni, presidente del Fai, Alberto Del Carlo, presidente della Fondazione Banca del Monte di Lucca, Giovanni Pieraccini, ex ministro, ex senatore, viaregginissimo per entusiasmi, gli storici dell'arte Salvatore Settis e Vittorio Sgarbi.
Il Premio è intitolato al maestro che scelse Torre del Lago come "luogo di residenza e di lavoro e che amò moltissimo questo ambiente a quei tempi ancora integro": dice una didascalia.
Allora, con Simonetta Puccini, ragioniamo un po' su quest'aggettivo "integro": nonostante gli Enti, quello del Parco, quello del Lago, le acque si riducono a vista d'occhio, i canali, vedi quello della Bufalina, sono stati bruttamente cementati, sparite le sponde poetiche, spariti i piazzali d'erba nativa. E per arrivare sul Lago sono state costruite strade, svincoli, viadotti, passaggi d'ogni tipo, sicché la meravigliosa campagna che dalla ex tenuta Borbone giungeva al Lago, è ormai una sgradevole periferia di megalopoli. Vi sono più percorsi dal centro di Viareggio alla Torre che in tutta la cerniera pisana o lucchese o fiorentina.
Dopo quanto è "esploso" sulla marina, si potrà ancor più capire come Puccini, di certo, non amerebbe più vivere qui. E già una volta vi scappò, quando gli installarono a ridosso della villa una cava di torba.Lasciò Torre del Lago seduta stante; e prese casa al Marco Polo di Viareggio dove, adesso, la sua casa è un rudere indecente.
"Eppure, dice Simonetta, Torre del Lago è ancora un luogo unico al mondo". Puccini, è noto, non solo vi compose le sue opere più famose ma vi richiamò tutta un colonia di pittori toscani, soprattutto livornesi, che elessero la zona quale "Club di Bohème". C'erano con lui Pagni e Nomellini, Viani e Chini. E la sua villa ha richiami di questo passato artistico: le pareti sono tutte affrescate con grazia, con tocchi eleganti del liberty.
Ma il pianoforte dove il maestro compose "Turandot", ch'era in villa a Viareggio, anche questo è "accasato" a Lucca, Lucca dove Puccini adulto abitò davvero poco, anzi mai, preso com'era tra Milano, Chiatri, Montecatini, Torre del Lago e Viareggio.
Simonetta Puccini, donna forte, occhi cerulei, intensi, mostra tuttavia, restando abbarbicata in villa, dove il nonno liberò animo grande e fantasia coltissima, che si può ancora contendere. Che non ci si deve scoraggiare. Che uniti, magari anche uniti i lucchesi coi viareggini, nel nome di Puccini si può di nuovo recuperare il rinascimento delle idee artistiche con la rinascita del paesaggio e dell'ambiente.
Però occorrono scelte coraggiose da parte delle amministrazioni e delle autorità. Occorre che agli eventi lucchesi su Puccini, s'accompagnino, per Viareggio, la ricostruzione di un teatro pubblico (dovrebbe presto nascere un comitato propiziato da Federico Gemignani e Giovanni Pieraccini), e una stagione lirica (che adesso per carenza di fondi fa parecchio tribolare il coraggioso presidente Spadaccini) a livello, per regia ed esecutori, di quelle "estive" che con più gloria e successo si svolgono a Verona o Caracalla di Roma o al Maggio Fiorentino.
Lascio Simonetta al culto delle piante nel giardino della villa. Qua e là le piante appassiscono per i miasmi del Lago. Ma, timidissime, alcune, le mimose, stanno rinascendo rigogliose. Sono segni che a Torre del Lago l'humus del grande maestro sta ancora fiorendo. Fu lucchese Puccini? Fu viareggino? Invece di strapparsi le sue spoglie e di dividersi la sua eredità con ambizioni e particolarismi, allora lo si canti in coro. Che Puccini è davvero mondiale, universale, eterno.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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