Il Tirreno

Versilia

Più poveri per colpa di Poste e Inps

Più poveri per colpa di Poste e Inps

L’assegno di disoccupazione non arriva a più di 3000 famiglie. Mancano i postini e centinaia di pratiche sono in sospeso

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di Valentina Landucci

VIAREGGIO

Basta che un paio di postini prendano l’influenza e non si presentino al lavoro per un paio di giorni per ritardare di giorni o settimane il recapito delle lettere.

Non c’è nessuno pronto a sostituirli. Perché i portalettere, per così dire, di scorta, già sono impegnati a coprire i servizi in zone dove il postino manca da mesi (vuoi per maternità o malattie gravi o addirittura pensionamenti). E anche impegnando le scorte (per lo più con contratti part time) comunque tra carenze croniche (sette sono solo a Viareggio) e assenze occasionali restano tante zone senza postino.

Questo il motivo per cui circa 2mila 400 persone sono rimaste senza assegno di disoccupazione. Pochi postini per consegnare loro il cedolino con cui riscuotere il compenso. Tanto che i responsabili dell’ufficio Inps di Viareggio hanno appeso fuori dall’ingresso un avviso che attribuisce le responsabilità di ritardi e mancati pagamenti ai servizi postali.

Ma ci sono ritardi e ritardi. E parlando di Inps, di carenza di personale e di disoccupazione si scopre che il numero di quanti questo mese, non potranno riscuotere l’assegno con il quale sopravvivono in attesa di un lavoro è ben più altro di 2.400.

Alla cifra vanno aggiunti il migliaio di lavoratori che da mesi sono aspettano che lo stesso Inps perfezioni le pratiche per i pagamenti della cassa integrazione in deroga e dei sussidi. Quindi alla fine per ritardi delle Poste o lentezze dell’Inps la quota di famiglie in crisi supera 3000.

Ritardi e ritardi. «Sul pagamento della disoccupazione l’Inps da la colpa alle Poste? Di certo non si può dire che l’istituto brilli per tempestività nell’evasione delle pratiche» commenta il segretario versiliese della Cgil, Paolo Bruni. «Ci sono lavoratori - continua Bruni - che aspettano la cassa integrazione in deroga dal 2010 e non siamo ancora riusciti a capire che fine abbiano fatto quei soldi».

«I ritardi sull’evasione delle pratiche da parte dell’Insp - commenta Lamberto Pocai della Fiom Cgil - riguardano nel solo settore della nautica centinaia di lavoratori su un totale di circa 1.500. E non parliamo di uno o due mesi di attesa. Ad oggi la gran parte dei lavoratori della categoria aspetta la liquidazione della cassa integrazione di ottobre. Cioè non percepiscono aiuti da cinque mesi».

Il tema della lentezza delle pratiche è già stato al centro di più di un battibecco tra sindacati e Insp. L’istituto assicura di essere in pari nelle liquidazioni e attribuisce le responsabilità dei ritardi a errori nella presentazione della documentazione da parte delle aziende. «In realtà non siamo riusciti a capire il perché dei ritardi - continua Pocai - anche perché il confronto che abbiamo chiestop con la direzione provinciale dell’Inps non ci è stato concesso. Possiamo solo ipotizzare che l’istituto non abbia personale a sufficienza per affrontare la situazione».

Famiglie in ginocchio. Intanto però chi non percepisce assegni di disoccupazione, vuoi per ma mancanza di personale alle poste, vuoi perché l’organico dell’Insp è insufficiente a chiudere le pratiche e liquidare i compensi, rischia di finire nelle mani di Equitalia.

«Nel migliore dei casi - spiega Bruni - l’assegno di disoccupazione arriva a 800, al massimo 850 euro al mese. Se vengono a mancare questi soldi le difficoltà per le famiglie che comunque ci fanno affidamento per tirare avanti aumentano in maniera esponenziale». «Non si pagano le bollette - conclude Pocai - o le rette della scuola dei figli, non si riesce a rispettare la scadenza della rata del mutuo e poi arriva Equitalia».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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