Il Tirreno

Versilia

Omicidio Romanini, la chiave nel Dna

Omicidio Romanini, la chiave nel Dna

Rinviati per la neve i test sulle sigarette ritrovate vicino al luogo del delitto. Indagate 4 persone: c’è il cugino della vittima

4 MINUTI DI LETTURA





CAMAIORE

Non esisterà mai un delitto perfetto. Almeno fino a quando gli esseri umani non impareranno a muoversi senza lasciare tracce. Potrebbe così arrivare dal lavoro della polizia scientifica - e da alcune cicche abbandonate - la possibile svolta per uno degli ultimi gialli che hanno scioccato la Versilia, l’omicidio dell’imprenditore Stefano Romanini, massacrato con 10 colpi di pistola di fronte alla sua abitazione in via Cesare Battisti un anno fa.

Per ieri a Roma erano previste alcune “prove irripetibili” su alcune tracce lasciate dal killer sulla scena del crimine prima della fuga. Ma la neve e il maltempo hanno portato al rinvio del test cui avrebbero dovuto prendere parte anche avvocati e tecnici di parte.

Intanto emerge la conferma ufficiale - dopo che per mesi si erano rincorse voci di ogni tipo - dell’iscrizione di quattro persone nel registro degli indagati per l’omicidio dell’imprenditore. Si tratta del cugino della vittima Roberto Romanini e dei suoi figli Emanuele e Simone. Gli inquirenti stanno anche indagando su un giovane rumeno, Auriel Suciu. In questa fase delle indagini l’iscrizione nel registro degli indagati è necessaria per garantire tutte le possibilità di difesa a persone sospettate di essere in qualche modo coinvolte in un delitto.

Il rinvio. C’era grande attesa per i test che ieri avrebbero dovuto svolgersi negli uffici del della scientifica della Polizia a Roma alla presenza dei difensori degli accusati (Romanini e i figli sono difesi dal celebre avvocato lucchese Florenzo Storelli; la famiglia della vittima è invece rappresentata dal Leonardo Lapasin Zorzit). Ma le perizie non hanno potuto aver luogo: il maltempo ha consigliato di rinviare tutto ad altra data. Altri test sono comunque previsti per oggi.

Dal punto di vista tecnico ieri avrebbero dovuto essere svolte perizie dattiloscopiche e controlli sul materiale ematico degli imputati. Nel primo caso si parla di un’analisi di tracce come impronte digitali raccolte dagli inquirenti in via Battisti e durante altri controlli.

Per quanto riguarda il materiale ematico, si tratta di tracce di saliva rinvenute su alcuni mozziconi di sigaretta trovati sotto l’arco di pietra che divide la strada dalla corte dove si sarebbe nascosto l’assassino in attesa dell’arrivo della vittima. Tutti gli elementi sono stati raccolti dagli uomini del commisasariato di Viareggio guidato da Leopoldo Laricchia e dalla squadra Mobile.

Gli esperti della scientifica dovranno raccogliere frammenti di Dna riconducibili al killer (e ad eventuali complici presenti sul luogo del delitto). La presenza dei periti incaricati dalle parti - Procura e accusati - è fondamentale visto che alcuni di questi test prevedono la distruzione di parte del materiale probatorio raccolto.

Oggi è prevista l’analisi di alcuni reperti trovati qualche mese fa durante un controllo in una proprietà della famiglia degli indagati a Massarosa. A luglio la polizia aveva effettuato un sopralluogo in casa dei Romanini a Camaiore alla ricerca di bossoli simili a quelli usati durante un precedente atto intimidatorio contro Stefano Romanini (avvenuto però in Sardegna).

Gli indagati. Dopo l’omicidio le indagini della polizia si sono concentrate su persone che avevano avuto rapporti lavorativi ed economici con Stefano Romanini (che prima della morte aveva avuto qualche problema economico). In particolar modo i sospetti erano caduti su Roberto Romanini , il cugino di Stefano. Che - secondo quanto ricostruito dalla polizia - con il parente, ex socio in affari, aveva una pendenza di circa 150mila euro. Romanini ha fatto subito sapere che il suo alibi per il momento del delitto è - come si suol dire - a prova di bomba. Il giorno del delitto Romanini in era lontano centinaia di chilometri da Camaiore: si trovava infatti a Torino. E non era da solo: a confermare la sua versione, infatti, addirittura un vigile urbano. L’idea degli inquirenti è che Romanini abbia potuto assoldare un killer poi sparito nel nulla. L’iscrizione di Roberto Romanini e dei figli nel registro degli indagati al momento conferma soltanto che questa pista viene seguita da chi conduce le indagini. Ma non ci sono capi di imputazione precisi nei confronti dei tre.

Inquirenti al lavoro anche sul nome di Aurel Suciu, un giovane romeno che in passato ha collaborato con l’azienda della quale è stato titolare Roberto Romanini. Il giovane sarebbe già tornato nel suo paese di origine.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Il dolore

San Giuliano Terme, è morto Tiziano Taccola: storico dirigente socialista

di Redazione Pisa