Il dolore
Benvenuti nel castello di Equitalia
Alfredo Ricci dedica il suo carro grande all’Agenzia delle Entrate. E cita Dante
Tasse, Agenzia dell’Entrate e Equitalia. Non poteva essere più al passo con i tempi Alfredo Ricci, affrontando nella sua ultima creazione “Lasciate ogni speranza voi che Entrate… all’Agenzia”, uno dei temi ormai all’ordine del giorno nelle cronache quotidiane. Riprendendo nel titolo la frase lapidaria che Dante legge alle porte dell’Inferno, il costruttore lancia, con un gioco di parole, un monito per chi oltrepassa la soglia della tanto odiato agenzia.
Il tema. «Alzi la mano chi, anche tra i più onesti contribuenti, quando è il momento di pagare le tasse fa salti di gioia». Alfredo Ricci fa entrare nel mondo della cartapesta uno dei più grandi problemi economici che stiamo vivendo. Le famiglie faticano a far quadrare il bilancio e ad arrivare a fine mese, non c’è giorno in cui non si debba pagare qualcosa. Le tasse sono troppe e spesso spropositate rispetto al reale guadagno, troppe trattenute e troppi obblighi a cui far fronte e questo continuo pagare fa vedere il fisco come una sorta di sanguisuga. «Quale più ghiotta occasione ci può essere se non il Carnevale per scherzare in modo satirico e grottesco – si chiede il costruttore – su chi è incaricato di riscuotere le tanto odiate tasse, cioè l’Agenzia delle Entrate?».
Il carro. Con il suo indiscusso talento nel manipolare la cartapesta, tra pieghe e risvolti che sono da anni il suo punto di forza, Ricci presenta una satira in cui la temuta agenzia prende le sembianze di un castello tetro e malmesso, protetto da orribili pipistrelli che rappresentano le tasse più conosciute e purtroppo più onerose. E come per magia l’ente pubblico con le sue torri e le sue rovine tenebrose scompare per lasciare spazio a una particolarissima cartina geografica dell’Equitalia, piena di buchi – i debiti – come una groviera e ricoperta di topolini – la miriade di tasse a cui dobbiamo far fronte – che continuano inesorabilmente a rosicchiare anche dove ormai non c’è rimasto più niente. Intanto il fisco, sotto le sembianze di un mostruoso Conte Dracula, posto in primo piano, svolazza minaccioso sopra le nostre teste, pronto a colpire rapido e inaspettato.
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