Il dolore
Un carro filosofico per Gionata
Francesconi racconta la paura dell’uomo di fronte alla morte
VIAREGGlO.
Il titolo della costruzione riprende il romanzo più popolare dell’autore francese Gaston Leroux, trasferendone l’ambientazione dal Teatro dell’ Opera parigino, direttamente sui viali a mare. Ecco “Il fantasma dell’opera” di Gionata Francesconi che quest’anno presenta un carro filosofico che incentra il suo significato sulla paura dell’uomo davanti all’abisso della morte.
Il tema. L’unico spettatore di fronte ad un universo che si presenta fantastico e mostruoso è il Fantasma dell’opera, l’ultimo disperato grido di spavento dell’uomo, di fronte al vuoto del mondo e all’approssimarsi della morte. Così come Erik, il fantasma protagonista con il suo volto sfugurato e deformato del romanzo francese datato 1910 che appare e scompare attraverso botole, passaggi segreti e labirintici cunicoli da lui stesso costruiti all’interno del teatro dai quali può vedere e sentire tutto, lo spirito protagonista della costruzione di Francesconi si ritira in una cella disadorna nella terribile convinzione, che sembra ormai aver fatto definitivamente propria, secondo cui il mondo appartiene a Satana, all’assurdità, alla follia, all’incoerenza, al gusto morboso del brutto e del male e nessuna forza benefica gli tenderà la mano per trarlo fuori dall’abisso.
Il carro. Il carro è dominato dalla figura centrale dello spettro, in questo vortice di malvagità da lui stesso creato. Lo spirito del fantasma sarà circondato da presenze orride e, da qualsiasi parte egli si volga vedrà solo personaggi brutti, sadici, maligni. Intorno a lui nessun bagliore di speranza, nessun raggio di bellezza. L’inferno sembra essere racchiuso tutt’intorno a lui, in questo scenario tetro e gotico che Francesconi rappresenta con maestria. Ma forse non tutto è perduto perché la speranza è l’ultima a morire e anche dai momenti peggiori, bisogna saper trarre gli insegnamenti positivi. Così come avviene nel romanzo quando la redenzione di Erik porta l’amore a trionfare. «Se adesso la deformazione, la perversione e la mostruosità sono presenti – spiega il costruttore – lo sono per rendere la nostra natura in un’immagine nitida, calda e dorata che in un certo suo qual modo emana speranza per la fine di un viaggio nella disperazione». (m.a.)
(8 - continua)
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