Il dolore
Un uomo dal passato misterioso
Raffaele Magnani, padre di un noto calciatore, ha avuto guai con la giustizia
CAMAIORE
Raffaello Magnani, 63 anni, papà del calciatore Antonio Magnani, negli anni Novanta era finito nei guai nell’ambito di due inchieste della magistratura che l’avevano portato in carcere. Il 19 aprile 1996 guardia di finanza e polizia avevano messo le mani su un’organizzazione che, stando all’accusa, s’impadroniva di aziende sull’orlo del fallimento per poi distrarre beni e merci per centinaia di milioni di lire, con continui mutamenti di proprietà e sedi addirittura facendoli confluire in società off shore di Malta, Cipro e l’Isola di Man. Stando alla procura della Repubblica una delle menti dell’organizzazione era l’imprenditore Raffaello Magnani, all’epoca di 47 anni, residente a Lunata di Capannori. Attraverso la sua rete di conoscenze avrebbe contattato imprenditori in difficoltà nel settore calzaturiero del Capannorese. I titolari di solettifici, guardolifici, tomaifici entrati nel mirino dell’organizzazione - in carcere, con Magnani, finirono tra l’altro un avvocato, un brigadiere dei carabinieri, un notaio e diversi imprenditori - finivano per essere ricattati. Nell’inchiesta finì anche la moglie dell’imprenditore - addetta alla contabilità dell’organizzazione - e secondo gli inquirenti buona parte del denaro veniva investito in immobili che l’autorità giudiziaria mise sotto sequestro.
Ma Raffaele Magnani tornò alla ribalta della cronaca due anni dopo l’inchiesta denominata Operazione Ragnatela. Venne arrestato di nuovo con l’accusa di aver violato la legge sull’immigrazione clandestina e di aver tolto i sigilli apposti dall’autorità giudiziaria su una serie di immobili sequestrate nel 1995 proprio nell’ambito dell’inchiesta sui fallimenti pilotati. L’imprenditore di Lunata venne accusato di aver ospitato illegalmente una ventina di extracomunitari privi di permesso di soggiorno in fabbricati costruiti, almeno in parte, abusivamente. Tra l’altro a un cittadino rumeno l’imprenditore avrebbe affittato una stanza utilizzata precedentemente come canile tanto da presentare, al momento del blitz delle forze dell’ordine, ancora odore di escrementi e urina di cane. Immigrati costretti a pagare canoni d’affitto che andavano dal mezzo milione al milione e mezzo di lire mensile per locali con umidità e muffe sui soffitti. Immobili ntestati alla società Monte Pellegrino, ma per il tribunale riconducibili a Magnani. Per violazione di sigilli, abusivismo edilizio e immigrazione clandestina Raffaele Magnani patteggiò la pena davanti ai giudici del tribunale a un anno e otto mesi.
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