Gioco
Spiagge, tra i balneari sale la tensione dopo il via alle aste
Choc per le dichiarazioni dei ministri Gnudi e Moavero «Rovineranno centinaia di imprese e intere famiglie»
di Matteo Tuccini
VIAREGGIO
«Se e quando ci diranno, in faccia, “Dobbiamo mettere a gara le concessioni demaniali”, noi risponderemo: fateci vedere come riuscite a spazzare via in un colpo solo tutte le nostre imprese».
Carlo Monti del bagno Vespucci, presidente dei balneari viareggini che si riconoscono nell’Ascom, continua a ritenere impossibile lo scenario che si sta profilando sempre più. Dalle parole espresse negli ultimi giorni dai ministri Enzo Moavero Milanesi e Piero Gnudi - cioè le persone con cui i balneari andranno a trattare il 23 febbraio - prende corpo una sorta di rivoluzione delle spiagge. Con centinaia di concessioni messe sul mercato, e la possibile chiusura di tanti stabilimenti, per far posto alle nuove realtà che potrebbero vincere le aste. Grandi investitori, big della finanza forse. E Monti ne è inquietato, come tutti i suoi colleghi.
Per Fabrizio Maggiorelli (Arizona), «la tensione è alta, altissima. Qui parliamo di famiglie e di posti di lavoro che sono in pericolo». E i discorsi minacciosi, del tipo “venderemo cara la pelle”, ormai non si contano più.
Il ministro Gnudi, in particolare, ha parlato di bandi regionali. Cioè gare per concessioni di durata dai 6 ai 20 anni, che verrebbero decise, con criteri diversi, regione per regione. «Un’ipotesi assurda - si scalda il senatore Massimo Baldini (Pdl) - che di fatto determina la distruzione degli stabilimenti balneari. Il ministro prima di parlare dovrebbe consultarsi con le forze politiche, anche perché ci eravamo ripromessi di riaffrontare l’argomento solo dopo i colloqui con le associazioni di categoria».
Ma quanto valgono quei colloqui? Vincenzo Lardinelli del Balena, leader nazionale della Fiba Confesercenti, è caustico: «Le scadenze di cui parliamo le abbiamo lette sui giornali - dice - nessuno ci ha invitato formalmente a parlare a un tavolo. Non mi sembra il comportamento di chi vuole avviare una trattativa seria». Senza contare l’incidente diplomatico dell’articolo uscito, e poi ritrattato, che dava il via alle aste per concessioni di 4 anni. «Una retromarcia che ci aveva già insospettiti - dice Lardinelli - e che ci lascia interdetti sulla linea tenuta da questo governo».
Una linea, quella dei ministri di Mario Monti, che invece sembra sempre più chiara. «Ammettiamo, per assurdo, che considerino le evidenze pubbliche irrinunciabili - conclude Lardinelli - In quel caso devono comunque prevedere dei paracadute per le imprese esistenti, a cui vanno date delle possibilità di andare avanti. Non posso pensare che un modello di oltre 100 anni sparisca così».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
