Attenzione
Case popolari, 353 morosi, tanti non pagano da anni
Nove alloggi risultano occupati. Le lettere di Erp e lo sfratto per chi non risponde. Emergenza casa: il Comune annuncia verifiche anche in pensioni e alberghi
Trecentocinquantatre morosi su 1.050 alloggi popolari in città: sono i dati che emergono dalle lettere inviate da Erp, l’ente per l’edilizia residenziale pubblica. Di questi, 55 devono ad Erp cifre comprese tra i 3mila ed i 7.500 euro; 23 si attestano nella fascia dei morosi per arretrati che vanno dai 7.500 ai 15mila euro; e 20 sono i casi più gravi che hanno accumulato debiti tra i 15mila ed i 20mila euro. Cifre «collezionate in anni ed anni di mancati pagamenti», spiega l’assessore alla casa Lucia Accialini, confortata dall’analisi che sta mettendo a punto il nuovo dirigente del settore sociale, Giulio Marlia. «Erp, dopo aver inviato le lettere di messa in mora - spiega Accialini - ha spedito le comunicazioni dei propri legali agli inquilini che non hanno risposto al primo richiamo. Chi ha fatto orecchie da mercante anche di fronte all’invito degli avvocati riceverà lo sfratto».
Senza contare in ben nove casi, sottolinea il dirigente, si tratta di «persone che hanno sfondato, entrando in alloggi con la forza e non con il diritto. Altri, invece, hanno perso strada facendo il diritto ad abitare in un alloggio popolare a causa del reddito che non è più quello richiesto». Tra le molte irregolarità contestate, anche quella di aver aggiunto al proprio nucleo di origine altre persone senza aver avuto l’autorizzazione di Erp, come previsto per legge. In questo caso - Accialini non si tira indietro nell’ammettere il problema - l’ufficio anagrafe del Comune ha autorizzato al residenza: «Una prassi che deve cambiare - insiste l’assessore -: se si tratta di una residenza in un alloggio popolare la prassi deve essere seguita alla lettera».
Ma i morosi chi sono? «Se pensate a problemi di povertà - sottolineano all’ufficio sociale - la risposta è che non c’è: né assoluta, né relativa». Anche perché, è l’assessore a precisarlo, «davvero in molti casi si tratta di affitti mensili da poche decine di euro. E’ proprio che ad un certo punto è passato il messaggio che tanto non ci fa nulla nessuno. Allora, perché pagare?».
E’ l’inizio dei controlli da parte del Comune: questo il senso del lavoro che Accialini ha messo in piedi e che Marlia si è trovato tra le mani in un settore che avrebbe urgente bisogno di personale. Controlli ai quali seguiranno anche provvedimenti drastici: «Se l’inquilino moroso non paga Erp se la rifà con il Comune - ricorda l’assessore -. Bene, vedremo di mettere in moto meccanismi di pignoramento di pensioni o stipendi per poter rientrare del dovuto».
Emergenza abitativa. I controlli annunciati riguarderanno chi si trova in emergenza abitativa in una delle pensioni (o alberghi) individuati dal Comune: «Se chi viene ospitato percepisce uno stipendio o una pensione, allora dovrà lasciare», annuncia Accialini. Questo tipo di sistemazione per chi perde l’affitto ed il tetto sulla testa incide sulle casse comunali circa 65mila/70mila euro al mese. Ieri mattina anche di questo si è discusso nella riunione della commissione sociale del consiglio comunale. All’attenzione dei consiglieri l’assessore Accialini ha protato la bozza del nuovo Regolamento per gli interventi di assistenza abitativa. Nel quale si prevede che il collocamento temporaneo in albergo o pensione possa avere «durata massima 30 giorni, entro i quali il beneficiario è tenuto a reperire autonoma sistemazione». Proprio questo termine è stato oggetto delle obiezioni dei consiglieri, come sottolinea Lorenzo Bertoli (Pd): «Questo termine - è stata la richiesta che abbiamo portato all’assessore - sarà spostato a 90 giorni. Al di là del Regolamento, però, resto convinto che si tratti di scelte politiche che qualsiasi amministrazione non può fare a meno di prendere. Non si esce dalla spesa per le pensioni se non si decide che la stessa spesa può essere destinata all’acquisto di abitazioni, anche da utilizzare come “paracadute” per le emergenze. Ma, soprattutto, non si esce dall’emergenza se nel bilancio del Comune non si mettono fondi e cifre da destinare a questo tipo di interventi».
Tra le novità che il nuovo Regolamento introduce, anche quella per cui l’assegnazione temporanea di un alloggio per l’emergenza abitativa «ha durata di due ani prorogabile per un solo anno».
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