Attenzione
«Processo nato dall’ira dell’ex capo dei vigili»
In aula la difesa di Mallegni attacca la Manzione: «Presentò un esposto nel 2002 poco dopo essere stata rimossa. E da lì partì l’inchiesta condotta dal fratello pm»
di Matteo Tuccini
PIETRASANTA
«Questo processo nasce dall’ira accecante dell’ex comandante nei confronti del sindaco. E mi domando se il pm che ha condotto l’inchiesta all’inizio, e che è fratello dell’ex capo dei vigili, fosse sereno».
L’avvocato Sandro Guerra, legale di Massimo Mallegni, apre così l’udienza di Lucca dedicata all’imputato eccellente del maxi-processo sulla corruzione. Basta con la diplomazia, si spara a palle incatenate contro quella che Guerra non esita a definire «l’acerrima nemica di Mallegni»: Antonella Manzione.
«Così partì l’inchiesta». «Non è vero - afferma l’avvocato Guerra - che tutto nacque da un’intuizione di due ufficiali di polizia giudiziaria, bravi a ricordarsi di un’intercettazione del sindaco di Camaiore Giampaolo Bertola. A far partire l’inchiesta che ha portato a questo processo è stato, invece, un esposto, presentato nel novembre 2002 dall’ex comandante della municipale, Antonella Manzione, poco dopo la sua rimozione decisa da Mallegni». E a questo proposito i difensori dell’ex primo cittadino portano ad esempio una frase che - secondo loro - la Manzione avrebbe detto a Mallegni: «Ricordati chi è mio fratello».
«Giustizia domestica». Il caso Pietrasanta, prosegue il legale, scatenò un’interrogazione parlamentare del deputato Antonio Leone. Che parlò di «giustizia domestica», riferendosi al fatto che titolare dell’inchiesta era il fratello dell’ex comandante, l’allora sostituto procuratore Domenico Manzione, oggi procuratore capo ad Alba (Cuneo). «Una vicenda un po’ bruttina, lasciatemi dire, che fece muovere anche il ministero della Giustizia», afferma Guerra. Che prosegue: «Per evitare fraintendimenti sul ruolo degli attori in campo, si è detto a lungo che il cosiddetto processo della multa strappata, spostato a Genova, era un’altra cosa. Direi proprio di no. Si tratta dello stesso contesto, tant’è vero che la Manzione a Genova è ora tutelata dall’avvocato Stefano Del Corso. Cioè lo stesso avvocato di numerosi parti civili coinvolte in questo procedimento».
La difesa di Mallegni, insomma, ritiene che «il dottor Manzione avrebbe dovuto astenersi dal portare avanti questo processo, in cui la sorella è stata parte attiva».
«Ma quale scandalo...». La difesa di Mallegni ritiene, tra l’altro, che dietro la rimozione del comandante non ci fu nulla di strano. «Parliamo di una prerogativa del sindaco - si sostiene - e cioè quella di dare un indirizzo forte alla polizia municipale, come promesso peraltro da Mallegni nel suo programma elettorale. Inoltre, il Tar ha dato ragione al piano di riorganizzazione dei vigili realizzato dall’ex primo cittadino».
«Ignorato il caso di Forte». Ma le stoccate non si sono esaurite con i fatti del dibattimento. Guerra, infatti, cita il caso del bando per il nuovo comandante della municipale a Forte, come analogia per quanto riguarda le “rimozioni”.
«Allora - dice - il Comune mise a punto un bando, vinto dal candidato Cappelli. Vittoria che fu poi revocata dalla giunta, in base a notizie di stampa che parlavano di un interessamento della Procura per questo concorso. L’assegnazione del posto passò, quindi, alla seconda classificata, Antonella Manzione. Che ha scritto un libro sulla sua storia, è vero, e che forse ne scriverà il seguito. Lo aspettiamo».
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