Sicurezza
Blocco dei pescherecci contro il caro gasolio
Per protesta licenze e ruolini riconsegnati alla Capitaneria Giovani in fuga dalle banchine: la paga media è di soli tre euro all’ora
di Valentina Landucci
VIAREGGIO
Quattro giorni senza pesce fresco. Da ieri la marineria viareggina è in sciopero. Anzi è in disarmo dato che la documentazione dei pescherecci, comprese le licenze di pesca, è stata riconsegnata in blocco alla Capitaneria. Qualcosa di più di un gesto simbolico nell’ambito di una protesta che parte dal caro gasolio e passa anche attraverso le norme europee sulla pesca in base alle quali per ogni infrazione i piccoli e grandi operatori del settore ora rischiano di perdere il lavoro.
Lo sciopero. La mobilitazione dei pescatori viareggini è cominciata ieri mattina. La categoria, circa 100 imbarcazioni (tra grandi e piccole attività perlopiù a conduzione familiare) e oltre 300 addetti, non ce la fa più.
«Solo per mettere in moto il peschereccio - spiegano i pescatori riuniti di fronte alle barche in Darsena Nuova - spendiamo 500 euro al giorno». Un pieno settimanale con il gasolio a un euro al litro costa sui 2mila euro. E alla fine del mese il carburante si porta via il 60% dei ricavi dell’attività. «Così succede - spiegano i pescatori - che lavoriamo per 50 euro al giorno, quando va bene. Perché se rompo una rete posso pure chiudere bottega. Se il 60% dei ricavi va in carburante e il 20% se lo prendono manutenzioni e attrezzature resta appena un 20% per noi e l’equipaggio».
I pescatori calcolano che la paga media di un membro dell’equipaggio si aggiri sui 3 euro l’ora. «Lavoriamo anche 15 ore al giorno per che cosa? - continua uno dei rappresentanti della categoria - si capisce come mai sono pochissimi i giovani che continuano a fare questo mestiere. E’ un lavoro duro e non si guadagna niente. Mio figlio riesce a guadagnare di più facendo il bagnino 5 mesi all’anno».
La crisi economica del comparto è determinata anche da altri fattori. Ad incidere, secondo gli operatori del settore, è anche il costo del pescato al mercato del pesce: troppo più basso rispetto a quanto paga il consumatore in pescheria. «Per una cassetta di cinque chili di cicale - spiegano i pescatori viareggini - a noi ci danno 8 euro, ma in pescheria un chilo può costare anche 12 euro. Se parliamo poi di prodotti di qualità, come i nostri gamberoni, noi incassiamo 15 euro per un chilo di prodotto che in negozio raggiunge i 50 euro».
Tutti in disarmo. Oltre allo stop alla pesca, che imporrà a tutti i ristoranti della zona di fare a meno di prodotti ittici nostrali freschi almeno fino a giovedì, gli armatori della marineria viareggina hanno fatto di più.
La protesta di ieri mattina li ha portati tutti in Capitaneria dove, pazientemente in fila, hanno aspettato il proprio turno per riconsegnare all’ufficio Gente di Mare licenze di pesca, ruolini (cioè le liste del personale) e libretti di navigazione.
Una procedura seguita per le imbarcazioni in disarmo. «In questo modo - spiegano i pescatori - vogliamo far capire che siamo pronti a chiudere, a mettere i nostri equipaggi a casa. Anche perché in questo modo non riusciamo ad andare avanti».
Europa matrigna. La sfiducia non è però solo frutto del caro gasolio. In ballo c’è l’applicazione di una serie di norme europee che rischiano, a detta dei pescatori, di mettere definitivamente in ginocchio la categoria.
«Va anzitutto ricordato - spiegano i pescatori - che solo poche settimane fa siamo stati costretti a indebitarci per cambiare le reti. Quelle che usavamo avevano una maglia di 40 millimetri, troppo piccola per l’Europa che ora la vuole a 50 millimetri. Quindi abbiamo dovuto ricomprarle tutte con investimenti di diverse migliaia di euro». Ma non è tutto. «Il peggio verrà a giugno - continuano i rappresentanti delle cooperative viareggine dei pescatori - quando cioè entrerà in vigore la licenza a punti. Se a qualcuno di noi viene riscontrata una irregolarità, anche solo una bandiera strappata a bordo, ci vengono tolti dei punti sul documento grazie al quale possiamo lavorare. E quando i punti finiscono che succede? Dobbiamo cambiare lavoro?».
Nel pacchetto delle nuove norme comunitarie c’è anche l’ introduzione dell'Iva al 21% sul costo del carburante e sulle provviste di bordo per la flotta della pesca costiera. E ovviamente anche questo manda su tutte le furie la categoria. «Da questa crisi non riusciamo a uscire - commenta Piero Roberto Olivieri della cooperativa Orione - l’Europa impone tante di quelle regole che è già un miracolo riuscire ad andare in mare. Dopo l’obbligo di sostituire le rete, costato migliaia di euro a ciascuno di noi, adesso dobbiamo far fronte anche a questa licenza a punti». Ecco perché tutte le cooperative viareggine della pesca (insieme all’Orione anche Esperia, Copes, Copav, Luna Rossa e MareNostrum), hanno scelto di incrociare le braccia e partecipare alle mobilitazioni nazionali della categoria.
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