La manifestazione
«Indebito arricchimento per Tev»
Ersu fa causa ed i periti del Tribunale così si esprimono. Ridefinendo la tariffa per lo smaltimento dei rifiuti
di Donatella Francesconi
PIETRASANTA
Tre milioni e 693.218,20 euro per lo smaltimento dei rifiuti conferiti nel periodo marzo-luglio 2006; più 2 milioni e 326.131,02 euro, per lo smaltimento dei rifiuti che Ersu ha conferito a Tev tra agosto e ottobre del 2006; più 1 milione e 59.776,31 euro per i rifiuti conferiti negli anni 2005 e 2006. Ed infine 744.221,06 euro per i rifiuti conferiti da luglio ad ottobre 2007.
A queste somme vanno aggiunti interessi e spese per avere il quadro completo delle cifre che compongono il contenzioso tra Ersu e la società che ha gestito l’inceneritore di Falascaia. Ai decreti ingiuntivi di Tev, Ersu ha fatto opposizione. Le tre cause riunite si discutono davanti al giudice Enrico Fontanini che ha nominato consulenti tecnici gli ingegneri Giovanni Salvatori e Luca Sodini.
Oggetto del contendere è la determinazione della tariffa per lo smaltimento dei rifiuti: croce dei Comuni versiliesi strangolati da un contratto (Daviddi) dal quale non sembra esserci via d’uscita. «Gli avvocati ci hanno sempre detto che la strada era quella della mediazione», ha dichiarato Franco Mungai, sindaco di Massarosa e presidente del Consorzio ambiente Versilia ascoltato dalla commissione ambiente della Provincia (presieduta da Isaliana Lazzerini, Federazione della sinistra). Ma Pietrasanta ha voluto provare la strada legale. E la perizia dei consulenti tecnici nominati dal Tribunale sembra dare ragione a questa scelta.
Nel ricostruire come viene determinata la tariffa applicata alla società che in Versilia smaltiscono i rifiuti, tariffa che poi i Comuni “spalmano” nelle bollette dei cittadini, i consulenti del Tribunale scrivono: «Il meccanismo proposto da Tev applica un aggiornamento annuale dei costi di gestione, ma anche agli oneri di investimento, alle spese generali e all’utile d’impresa. Meccanismo che non garantisce l’equilibrio economico-finanziario del progetto, ma l’aggiornamento di interessi su interessi legati agli oneri di investimento, nonché l’adeguamento delle percentuali delle spese generali e dell’utile di impresa». Fuori dal linguaggio dei conti, la considerazione dei consulenti è che con questo meccanismo Tev crea «un indebito arricchimento oltre il punto di equilibrio». Allo stesso modo, si legge ancora nella perizia, risulta improponibile l’adeguamento della voce “costi diretti ed indiretti e imposte” tanto che già nella convenzione originaria tale voce era stata esclusa da quelle oggetto di aggiornamento».
Fatti i conti e risposto ai quesiti proposti dal giudice, i consulenti tecnici hanno ridisegnato la tariffa per gli anni dal 2004 al 2008 e stabilito quanto Ersu avrebbe diritto a ricevere da Tev: 2 milioni e 484.201,02 euro se il giudice decidesse di accettare il ricalcolo della tariffa sull’intero anno, o 2 milioni e 209.236,24 euro se la rimodulazione fosse valida solo sulle fatture oggetto di contestazione. In entrambi i casi si tratta di cifre importanti, con un esito che dà ragione a chi - in questi anni - ha contestato il metodo con il quale Tev/Veolia definiva i costi a carico dei Comuni, e dunque dei cittadini, per lo smaltimento dei rifiuti.
La politica. La tariffa calcolatadai consulenti tecnici è sì vantaggiosa per i Comuni - questa l’opinione del presidente del Consorzio ambiente Versilia, Franco Mungai - ma solo per gli anni dal 2006 al 2009. La discussione tra i sindaci è tutta aperta e si intreccia con l’accordo che Mungai ha proposto con Veolia. Accordo che Mungai, in difficoltà anche con il centrosinistra di cui è esponente, difende così: «Quando l’ho portato in sede di Comitato ambiente alla fine tutti i sindaci hanno detto sì. Quella riunione l’ho anche registrata per essere sicuro. Altrimenti col cavolo che mi sarei esposto con Veolia!».
Andrea Palestini, presidente del consiglio provinciale, non esclude a priori la transazione con Veolia. A patto che «si riesca ad avere una condivisione forte da parte di tutti i Comuni. Altrimenti, se c’è divisione, quella strada non è praticabile».
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