Il Tirreno

Versilia

Viareggio perde il treno dei congressi

Da tempo il senatore Giovanni Pieraccini tempesta i giornali per segnalare come progressivamente la Versilia storica si stia staccando da Viareggio e Camaiore. Una scelta anche per noi insensata, ma...

2 MINUTI DI LETTURA





Da tempo il senatore Giovanni Pieraccini tempesta i giornali per segnalare come progressivamente la Versilia storica si stia staccando da Viareggio e Camaiore. Una scelta anche per noi insensata, ma che è nelle cose.

Pensiamo alla vicenda del Palaeventi che Pietrasanta e Forte costruiranno sopra la ex Canniccia , con la benedizione della Provincia. Difficile dire no ad una scelta che potrebbe avere anche un impatto sostenibile sul territorio (l’ipotesi scellerata di via degli Olmi a Pietrasanta serviva solo a speculare secondo il metodo adottato dalla giunta che ha governato 10 anni).

Il Palaeventi allontanerà ancora di più il turismo di qualità da Viareggio e Camaiore. Mentre concentrerà su quel pezzo di Versilia anche il turismo pisano, lucchese e massese vista la vicinanza del casello. La perdita di peso turistico di Camaiore, ma soprattutto di Viareggio ha del clamoroso. Pensiamo solo alla cultura e alla promozione del libro. Viareggio aveva la Fiera del Libro, ma soprattutto il premio letterario. Di quest’ultimo è rimasto un pallido simulacro, mentre Pietrasanta dalla Versiliana ad Anteprime, conquista un primato nazionale.

Ma torniamo ai congressi. In una terra normale il palaconvegni dovrebbe stare in una posizione baricentrica. Ad occhio e croce questa è Bussoladomani. Ma nell’area più pregiata di tutto il Comune la giunta Bertola non ha potuto nè saputo proporre o pensare niente.

Dieci anni buttati via, mentre gli alberghi a Lido chiudono. Ed in maniera sospetta: dal caso Panoramic, la più ricca speculazione degli anni Duemila, alla vicenda Dune (la più sporca speculazione degli anni Ottanta, quando la vecchia colonia Montecatini fu buttata giù in una notte) . Al massimo Camaiore, parliamo di cultura, ha intitolato una strada a Sergio Bernardini, tanto per lavarsi l’anima. E lasciamo perdere la triste parabola del premio intitolato allo Ziegfeld versiliese (come lo definì 40 anni fa Gianni Mura).

Viareggio invece si trastulla con il giocattolone più amato dai politici locali, dal Msi di un tenpo a Rifondazione: il Principe di Piemonte.

Fu espropriato dopo il 1975, quando la prima giunta di sinistra si insediò a Viareggio. Da allora sarebbe interessante capire quanto è costato ai viareggini fra lavori, consulenze, stipendi ai politici, mancati guadagni per gestioni alla sanfason. Ci si faceva un palacongressi che neppure Montecarlo. Invece si continua a ciurlare nel manico senza sapere cosa farci. Intanto anche qui chiudono gli hotel (dobbiamo dire addio a Excelsior e American?). Forse anche Viareggio dovrebbe puntare sui privati (come si farà per la ex Canniccia) e dismettere, lo dice anche il premier Monti, tutto il dismettibile. (c.b.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Sicurezza

Massa, tre rapine in due ore in centro: arrestati due giovanissimi

di Redazione Massa