Il Tirreno

Versilia

Strage: ministero cauto sullo squarcio

La commissione di indagine chiude i lavori a marzo. Ma lascia aperto il capitolo su quale oggetto abbia forato la cisterna

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di Donatella Francesconi

VIAREGGIO

La commissione di indagine ministeriale, istituita dopo il disastro ferroviario del 29 giugno 2009, chiuderà i propri lavori entro marzo. Ma non si pronuncerà, salvo cambi di rotta dell’ultimo minuto, sul cosa abbia squarciato la cisterna carica di gpl. E’ la posizione che i commissari (gli ingegneri Branciamore, Loreto e Lucani) hanno espresso ieri alla Procura di Lucca e ad alcune delle parti lese, Comune e Provincia comprese. Ad accompagnare i commissari c’erano Marco Pittaluga, che è a capo della Direzione per la indagini ferroviarie del ministero oggi nelle mani di Corrado Passera, e Massimo Cosa. Il quale dirige la prima divisione della stessa Direzione, quella cui sono affidati anche i rapporti con le imprese ferroviarie e con l’Agenzia europea per la sicurezza lungo i binari. Proprio all’Europa la commissione ministeriale imputa la necessità di chiudere i lavori mentre le indagini della Procura di Lucca sono ancora aperte ed il processo non è ancora iniziato. L’organismo presieduto dall’ingegner Franco Branciamore avrebbe dovuto arrivare ad una conclusione entro un anno di tempo dall’apertura dell’indagine. Così non è stato - ha spiegato la Direzione generale all’Europa - perché fino all’apertura dell’incidente probatorio non è stato possibile l’accesso ai pezzi posti sotto sequestro dall’autorità giudiziaria. Ora, però, il tempo - a detta dello stesso direttore Pittaluga - è scaduto.

Un messaggio che la commissione ha portato anche alla Procura, nell’incontro durato dalle undici del mattino fino alle 16 passate con il Procuratore capo Aldo Cicala, affiancato dai pubblici ministeri Amodeo e Giannino, dalla squadra Polfer che lavora da oltre due anni alle indagini sulla strage costata 32 vite ed ha disseminato, feriti, distruzione e lutti, dall’ingegner Paolo Toni, perito della Procura stessa.

Agli uomini di Pittaluga, Aldo Cicala ha detto chiaro e tondo quale è la posizione della Procura, impegnata dalla fine dell’incidente probatorio nel riesame di tutti gli elementi anche alla luce dell’esito dell’incidente probatorio che ha visto i periti del giudice per le indagini preliminari (Simone Silvestri) giungere a conclusioni analoghe a quelle dei consulenti di Ferrovie. A forare la cisterna, ha ribadito la Procura, è stato un picchetto di regolazione delle curve.

Al confronto con gli Enti che si sono costituiti parte civile, (presenti il sindaco Lunardini, il presidente della Provincia, Baccelli ed il presidente del consiglio provinciale, Palestini), con l’associazione dei familiari delle vittime (“Il mondo che vorrei”, presidente Daniela Rombi) ed i loro avvocati (Dalla Casa, Carboni, Antonini, Dalle Luche, Di Bugno) è stato serrato il botta e risposta tecnico tra Fabrizio D’Errico, consulente di Provincia, familiari delle vittime, Croce Verde e Cgil nazionale, e Massimo Costa.

Un confronto centrato sul punto della ricostruzione del disastro che meno sembra aver convinto la commissione ministeriale: la cisterna che non solo “scorre” sui binari nella sua corsa dall’impatto con il picchetto che la squarcia alle posizioni finale, ma ruota anche su stessa mentre completa la corsa. «Un corpo libero obbedisce a Newton e non all’ingegner Costa», è sbottato D’Errico con una frase che rende bene il clima ancora rovente intorno all’accertamento della verità sulla strage. Un elemento fondamentale per le leggi della fisica, quello della rotazione della cisterna, che non è preso in considerazione neppure nel lavoro dei consulenti di Ferrovie.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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