Il Tirreno

Versilia

Cinque ore di confronto con la Procura

Il ministero: abbiamo elementi di considerazione in più. I pm: a squarciare il bombolone fu il picchetto

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VIAREGGIO

Qualche «elemento di considerazione in più»: è quanto la commissione di indagine del ministero ha ricavato dall’incontro con la Procura di Lucca. Guidati dal Procuratore capo, Aldo Cicala, si sono schierati i pm Giuseppe Amodeo e Salvatore Giannino, la squadra Polfer guidata dall’ispettore capo Angelo Laurino, il perito scelto dalla Procura, professor Paolo Toni. Alla delegazione arrivata da Roma è stato illustrato il lavoro che la Procura sta facendo in vista della conclusione delle indagini da quando è terminato l’incidente probatorio che ha visto i periti del gip Silvestri indicare in un pezzo dello scambio (la punta della piegata a zampa di lepre del deviatoio 13) la causa dello squarcio nella cisterna carica di gpl.

Paolo Toni, affiancato dalla Polfer, ha ripercorso il lavoro fin qui fatto per la Procura, passo dopo passo, con l’occhio critico e attento di chi prende in considerazione tutti gli elementi di una tragedia lungo i binari nella quale gli elementi tecnici hanno un ruolo indiscutibilmente centrale. «I complessi accertamenti tecnici e le verifiche svolte dai consulenti tecnici d’ufficio - ha spiegato al termine dell’incontro serrato il Procuratore capo - hanno fornito ulteriore riscontro al convincimento già da tempo maturato in ordine all’indicazione del picchetto quale elemento dell’infrastruttura che ha determinato lo squarcio della cisterna».

Nell’argomentare la posizione di chi indaga sulla strage di Viareggio, Aldo Cicala non ha mancato di sottolineare uno degli aspetti più importanti di questa vicenda: «Non può essere dimenticato che sia le leggi dello Stato che disposizioni regolamentari interne nel tempo adottate dalle Ferrovie di Stato hanno concordemente qualificato i picchetti in termini di pericolosità». In quanto considerati come ostacoli sulla linea fin dal 1932 dalle stesse Ferrovie.

Gli accertamenti integrativi di questi mesi, nel percorso a ritroso che mette insieme tutto quanto fin qui prodotto oltre alle evidenze tecniche, sottolinea la Procura «confermano ancora quanto sin qui sostenuto da questa Procura in merito all’individuazione del picchetto come ente che - con ragionevole certezza - provocò la lesione del manto della cisterna».

Per arrivare al processo vero e proprio ci sono ancora passaggi chiave: dalla chiusura delle indagini, alla formulazione dei capi di imputazione per i rinvii a giudizio, all’udienza preliminare. Un percorso sul quale aleggia, inevitabilmente, un lavoro dei periti del gip (Dario Vangi e Riccardo Licciardello) che troppi dubbi ha lasciato, oltre ad essere stato definito lacunoso dalla stessa Procura. La ricognizione svolta dalla Procura in questi mesi ha messo evidenti punti fermi che appaiono difficilmente confutabili.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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