Il Tirreno

Versilia

Operata all’anca combatte con il cobalto nel sangue

Donatella Francesconi
Operata all’anca combatte con il cobalto nel sangue

La storia di una viareggina che si è sottoposta all’intervento a Carrara La sua protesi è stata inviata al ministero della sanità per essere esaminata

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VIAREGGIO. l problema delle protesi all’anca che potevano rilasciare cobalto era già noto da qualche tempo. A raccontarlo è la signora Giovanna Del Pistoia che si è operata all’ospedale di Carrara: «Avevo cercato informazioni su Internet e avevo letto molto del problema che era emerso sul modello prodotto dalla multinazionale americana. Così, quando mi è stato spiegato dal mio ortopedico che quella che avrebbero utilizzato nel mio intervento non apparteneva a quel gruppo mi sono tranquilizzata». Ad operazione fatta, però, le cose non sono andate come la signora Del Pistoia aveva previsto: «Ho avuto una lunga serie di disturbi che mi hanno portato nuovamente in sala operatoria. Avevo febbre alta e tessuti in parte necrotizzati...E’ stata una brutta avventura». Che ha indotto la donna a rivolgersi ad un laboratorio privato dove eseguire gli esami per scoprire se nel sangue vi fosse o meno cobalto: «L’ultimo risultato l’ho avuto circa sei mesi fa - spiega la signora Del Pistoia - ed è emerso che il valore è altissimo e decisamente fuori norma per una persona che non è a rischio contaminazione per il tipo di vita che fa.

«L’ospedale non mi ha mai spiegato niente», continua il racconto della donna: «Oggi mi trovo nella condizione in cui anche la nuova protesi, che non è più del tipo metallo su metallo ma in ceramica, mi sta dando problemi tali che si parla di un nuovo intervento chirurgico ed io vorrei davvero essere informata sui rischi ai quali vado incontro».

La prima protesi sostituita alla signora Del Pistoia (il cui medico curante è il dottor Enrico Petri, il quale le ha consigliato la massima attenzione) era del tipo “Zimmer”: «So che dall’ospedale l’hanno inviata al ministero della sanità per analizzarla. Però è passato il tempo e non mi hanno fatto sapere più niente. Vorrei capire che cosa è accaduto, cosa hanno trovato...».

Ma, soprattutto - conclude la testimonianza - lo scopo del raccontare l’esperienza vissuta è quello di capire se vi siano altre persone che hanno vissuto un’esperienza analoga con lo stesso tipo di protesi.

Per rispondere all’appello lanciato c’è l’indirizzo e-mail del “Tirreno”: viareggio.it@iltirreno.it. La redazione provvederà a girare i messaggi alla signora Giovanna.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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