Il Tirreno

Versilia

Felice, a rischio 150 anni di storia

Le eredi del leggendario Barsella: «Non vogliamo indennizzi, solo andare avanti»

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VIAREGGIO

E poi dicono che i balneari sono evasori. «Quando il bisnonno Felice fondò lo stabilimento, già pagava le tasse. Al governo provvisorio di Torino, però». L’Italia era una bambina appena nata, piena di speranze. E a Viareggio cominciarono ad arrivare i “signori” per divertirsi: il popolo lavorava la terra, e certo non poteva permettersi di venire a fare il bagno.

Centocinquant’anni dopo, il bagno Felice è ancora lì sul viale Margherita. Certo, ha un aspetto e una clientela diversi rispetto agli esordi. Anche perché in mezzo c’è stato il Liberty e un incendio che nel 2002 lo distrusse per metà. Ma a mandarlo avanti è ancora la famiglia Barsella: Giacomina e Roberta, pronipoti del leggendario capostipite. Che ora, con la bufera Bolkestein e la prospettiva di perdere tutto, si immergono nei ricordi e... negli improperi contro chi «vorrebbe toglierci quanto abbiamo di più caro - dicono - mentre noi non sappiamo come difenderci».

Giacomina e Roberta sono nate sulla spiaggia. Ci vivono, anche. «A me però questa costruzione Liberty non piace - dice Roberta - ci soffro il freddo». Nonostante l’età, travolgono l’interlocutore con l’entusiasmo di chi si è visto passare la storia davanti. «Un giorno - spiegano - re Vittorio Emanuele II sfidò a duello il duca d’Orléans che aveva parlato male dell’esercito italiano. Ma dato che il re era troppo basso di statura, si propose suo cugino, conte di Torino, per sostituirlo nella sfida. Il conte vinse, ferendo il francese, e la famiglia reale festeggiò proprio qui al Felice». Giorni lontanissimi, come lontanissima è ormai l’abitudine di un tempo di consegnare fiori alle signore quando uscivano dall’acqua, e di bere champagne piluccando ostriche. Sempre uguale a se stessa, invece, è rimasta la tradizione di essere il punto di riferimento anche dei viareggini stessi.

Una disdetta, per molti balneari, che dinastie come questa rischino di finire. «Siamo contenti che Vincenzo Lardinelli ci abbia citati come esempio - dice Roberta - non tutta la città ha la stessa opinione. Qualcuno dice che ci siamo stati anche troppo. Ma noi a questo bagno abbiamo dato tutto. La nostra famiglia ha dato tutto: se penso a quanti bagnanti ha salvato mi’ padre. Indennizzo? No, non lo vogliamo. Vogliamo soltanto che ci lascino continuare questa storia».(m.t.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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