Il Tirreno

Versilia

«Mallegni padre non è il genio del male»

«Mallegni padre non è il genio del male»

In aula la difesa degli imprenditori coinvolti nell’inchiesta sulle operazioni immobiliari a Marina: «Mai esistita la cricca»

3 MINUTI DI LETTURA





di Matteo Tuccini

PIETRASANTA

Sarebbe lui, secondo la Procura, il capo della cricca. L’uomo che tirava i fili di un’associazione a delinquere costituita da politici e imprenditori, che ha portato avanti grandi operazioni immobiliari, soprattutto a Marina, con l’aiuto del sindaco. Ma al ruolo di “puparo” la difesa di Mario Mallegni non crede.

Perché - secondo l’avvocato Carlo Di Bugno - il progetto che ha ricostruito l’accusa, e che vedrebbe Mallegni senior ideatore della candidatura a sindaco del figlio Massimo, e procacciatore di appoggi (economici) tra imprenditori privati, con la promessa di “ricompense” a vittoria ottenuta, si poggia su un punto debole. E cioè, spiega Di Bugno in tribunale, sul fatto che «Mario Mallegni fosse un politico consumato e un collettore di voti».

È su questa linea che si è giocata l’udienza di ieri del maxi-processo sulla corruzione. Con la difesa di Mario Mallegni a rigettare l’immagine di “genio del male” capace di spostare i consensi per realizzare un disegno criminoso. Usando il figlio come una sorta di braccio armato.

«Erano in affari da anni». A finire nel mirino, e di conseguenza a processo, degli inquirenti è il gruppo di imprenditori Mallegni-Fantechi-Coluccini. Che però, a detta degli avvocati difensori, non possono essere dipinti come un’associazione a delinquere. «Mallegni e i Fantechi facevano affari insieme da anni - dice Di Bugno - è chiaro che quando Massimo Mallegni viene eletto sindaco c’è un avvicinamento agli affari del palazzo, ma questo non può presupporre un canale preferenziale, che agisce a scapito delle leggi».

Anche l’avvocato Enrico Marzaduri punta sulla presunta debolezza della ricostruzione sulla cricca. Che si baserebbe, secondo lui, «soltanto sulla preoccupazione isterica del dirigente Dante Galli, che non appena sentito dalla Procura minaccia di dire tutto. Ebbene, se davvero il presupposto è questa intercettazione, direi che è debole». Insomma: secondo i legali l’idea di un Mallegni senior che si mette a tavolino con i privati, e prepara la campagna elettorale promettendo favori dopo l’eventuale successo, è campata in aria.

«Un figlio che aiuta il padre». Nel corso dell’udienza si è ripescata la frase-simbolo dell’inchiesta sugli affari della Marina. Quando, cioè, Massimo Mallegni avrebbe detto all’avvocato del Comune Marco Orzalesi: «Dammi una mano o mi pa’ è spacciato», intendendo - secondo l’accusa - chiedere una corsia preferenziale per i progetti edilizi sul Comparto 51.

Ora, quella frase - raccolta tramite un’intercettazione nell’ufficio di Dante Galli - fu smentita da Orzalesi. Ieri, però, la difesa l’ha ripescata. Spiegando che si trattava, in ogni caso, di un’immagine del tutto lecita del rapporto tra un padre e un figlio. Niente di male, insomma, se Massimo chiede aiuto per Mario.

«Le cene? Ridicolo». Infine, l’avvocato Marzaduri ha smontato il riferimento alle cene con i vini d’annata, che tanto hanno fatto parlare di loro come presunto premio per i favori fatti all’imprenditore Giuliano Baldini. «Anche il tribunale del Riesame - dice Marzaduri - ha definito ridicolo l’accostamento tra la corruzione e questo premio».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Sicurezza

Massa, tre rapine in due ore in centro: arrestati due giovanissimi

di Redazione Massa