Il Tirreno

Versilia

Protesi d’anca pericolose, esplode il caso

Matteo Tuccini
Protesi d’anca pericolose, esplode il caso

Il modello è difettoso e rilascia cobalto nell’organismo: valanga di chiamate all’Asl. Il primario : «Mai usato al Versilia»

2 MINUTI DI LETTURA





VIAREGGIO. Centinaia di pazienti versiliesi sono in ansia per il caso della protesi d’anca De Puy, esploso dopo una puntata di Striscia la notizia andata in onda di recente. Questa protesi - come spiega Mario Manca, primario di ortopedia dell’ospedale “Versilia” - ha un problema non di poco conto: «Per un’errata concezione del modello - dice - ci sono due parti metalliche che vanno a contatto. Sfregandosi, rilasciano dei detriti di cobalto nell’organismo».

Una sorta di frizione che può causare infiammazioni nella zona della protesi. O problemi anche a livello renale, visto che il metallo, ovviamente, non sta fermo lì, ma inizia a girare nel corpo.

Manca, tuttavia, spiega che all’ospedale Versilia «questo modello non è mai stato usato, né da me né dai primari precedenti. Si tratta di un puro caso, anche se bisogna dire che già da qualche tempo nell’ambiente si vociferava di questo difetto».

La stessa De Puy, che fa parte della multinazionale americana Johnson&Johnson, ha inviato una lettera alle Asl perché facessero verifiche sui loro pazienti. Incaricandosi (pare) di coprire il costo dei nuovi interventi chirurgici, che eventualmente la persona sarebbe costretta a sopportare.

Il caso, però, è emerso, in maniera prepotente, non appena se ne è occupata la tv. Facendo scattare i pazienti che, preoccupati, hanno cominciato a tempestare l’Asl - e in particolar modo il reparto di ortopedia - di e-mail e telefonate, per timore di doversi sottoporre a un altro intervento. Ma soprattutto per paura di aver subito dei danni.

Chi si fosse sottoposto a un’operazione chirurgica per l’applicazione di una protesi d’anca in un altro ospedale, oppure all’istituto San Camillo di Forte (dove questi interventi si fanno), può accertarsi del modello che gli è stato impiantato. «So per certo - dice il dottor Manca - che il modello della De Puy è stato usato in Toscana». Alle persone che, eventualmente, avessero la protesi d’anca De Puy nel corpo, il dottor Manca suggerisce di fare un controllo, senza farsi prendere dal panico. «Anche perché - spiega il medico - non è detto che debbano nuovamente operarsi».

All’ospedale Versilia gli interventi per l’applicazione della protesi all’anca sono tra i 400 e i 500 all’anno. «Assieme al presidio San Giuseppe di Fucecchio - dice Manca - siamo il centro di riferimento regionale. Ecco perché questa vicenda della De Puy è importante per tante persone, che comunque devono stare tranquille: basta un semplice controllo per capire come devono comportarsi».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Proteste

Sciopero della scuola e dei trasporti venerdì 16 ottobre: le fasce garantite e i motivi della protesta

di Redazione web