Sicurezza
«Il mercato delle case ripartirà nel 2012 con gli stessi prezzi»
Cesare Lazzarini ne è convinto: «Famiglie penalizzate da tasse e stretta sui mutui, ma la Versilia si rilancerà»
di Matteo Tuccini
VIAREGGIO
«Il 2011 è stato un anno orribile. Ma le dirò una cosa: i nostri contatti non sono diminuiti, anzi. Semmai sono aumentati i tempi della trattativa, perché c’è molta incertezza. Resto comunque convinto che il 2012 sarà migliore».
Era il poeta Tonino Guerra, protagonista anni fa di una famosa pubblicità, a dire che «l’ottimismo è il profumo della vita». E di questo profumo Cesare Lazzarini, il “signor Finedil”, numero uno della società che guida il mercato immobiliare made in Viareggio, sembra rintemprarsi costantemente i polmoni. È forse questa la benzina che muove un leader d’azienda: vedere opportunità dove gli altri guardano le macerie. Tant’è che a un certo punto Lazzarini si espone chiaramente: «No, non credo che i prezzi delle case caleranno come dicono tutti. Il mare, intendo cioè Viareggio e la Versilia, continua ad essere appetibile».
Cesare Lazzarini, il suo spirito è apprezzabile. Ma la crisi pesa. Ce lo ha raccontato anche un suo collega, che ha chiesto espressamente di non essere intervistato perché non riesce più a vendere.
«Il nostro settore soffre di tutto quello che sta accadendo a livello globale. E mi dispiace, sinceramente, se qualcuno le ha risposto in questo modo: vuol dire che è davvero in una brutta situazione. Ma le crisi del mercato immobiliare, che ci sono sempre state, sono a macchia di leopardo. Vanno per aree geografiche, e non sono mai definibili al 100%. Ad esempio, ritengo che il settore di alta qualità, su cui noi abbiamo puntato con decisione, abbia risentito un po’ meno la crisi che è in atto. Diverso è il discorso per il prodotto di livello medio-basso e anche per l'usato».
Come sta la Finedil ad invenduto?
«Non ci lamentiamo. I risultati del nostro gruppo sono identici a quelli del 2010, se non superiori. E sono convinto, ripeto, che quest’anno faremo meglio. Noi abbiamo fatto una scelta precisa, quella dell’oggetto di pregio, che sembra meno in sofferenza. Un esempio? Agli ex hangar al Marco Polo abbiamo smaltito quasi tutto: ci restano solo 15 appartamenti da collocare».
Si dice: i prezzi sono troppo alti. Soprattutto per alcuni tipi di immobili che certo non hanno standard elevati di qualità. Insomma: non valgono tali cifre.
«Io sono venditore, ma anche acquirente: anche a me sono stati proposti degli oggetti che avrebbero dovuto essere rasi al suolo ed essere completamente rifatti. Da questo punto di vista mi sento di poter dire che i tempi sono cambiati, e le esigenze del cliente vanno capite. L’ho già detto: non è un caso che i tempi delle trattative si siano allungati. Si chiede un livello qualitativo, anche nell’assistenza, superiore rispetto al passato».
Eppure lei non crede che i prezzi diminuiranno per venire incontro alle esigenze del mercato.
«No, e le spiego perché. La posizione di un immobile è il primo fattore chiave di un affare. Il secondo è il progetto; al terzo livello metto le finiture e i servizi. Bene: oggi per costruire in maniera adeguata ci vogliono 2mila euro di spesa al metro quadro, senza contare gli 8-10 professionisti che servono per un cantiere. E se a ciò aggiungiamo che Viareggio può sfruttare la posizione, appunto, vicina al mare, ecco che si forma il prezzo. Inoltre, sono convinto che non si sia costruito in maniera selvaggia, anzi si è riusciti a frenare laddove possibile. Penso alla Spagna, dove il cemento si è mangiato tutto: noi non siamo in questa situazione. E la poca disponibilità aumenta, appunto, il costo. Aggiungo una cosa: se qualcuno abbassa troppo la cifra, non fidatevi: significa che c’è qualcosa che non va».
In che senso?
«Nel senso che deve vendere perché è obbligato da qualcosa o qualcuno».
L'impressione, però, è che a queste cifre si rischia di uscire dalla portata dei ceti medi e bassi. Soprattutto se si parla di giovani. Anche perché le banche, ormai, faticano a concedere i mutui.
«Questo è un problema serio. Le banche oggi non sono più disposte a fare quello che facevano prima. Sono molto più selettive, per non dire rigide. Io non ho nulla contro le banche, anzi senza di loro sarebbe un bel guaio. Ma siamo di fronte a delle barriere in entrata che, come è facile immaginare, penalizzano i soliti e non i benestanti. Insomma, è un po’ il vecchio mantra: si prestano soldi a chi ha già i soldi».
A scoraggiare gli acquisti sono anche le nuove tasse. L’Imu su tutte, ovviamente.
«Su questo mi sento di dire una cosa. Domandiamoci quale settore non è stato colpito dalla manovra del governo guidato da Mario Monti. Penso ai conti correnti, ad esempio. Monti ha cercato di applicare le nuove norme con equità, è chiaro che c’è da risistemare qualcosa, ma l'obiettivo di rimettere a posto l’Italia è giusto. L'Imu? È un rospo da ingoiare, lo capisco. Comunque le cose andranno meglio solo quanto tutti cominceranno a pagare le tasse. Lo dico da imprenditore che fa felice l’Agenzia delle Entrate (sorride, ndr)».
Che cosa si può fare per aiutare la ripresa del mercato?
«Chi vende deve capire le esigenze del cliente e venirgli più incontro. Per quanto riguarda gli enti, i Comuni rinuncino a un po’ di burocrazia e alla rivalità tra loro. Non è possibile che ci siano criteri diversi nei 7 territori comunali. Inoltre, stiamo attenti alle operazioni: a Lido sono state svincolate le pensioni, per essere convertite in appartamenti, ma chi ci guadagna di più è il Comune. Quello che voglio dire, insomma, è che da parte delle amministrazioni serve un progetto chiaro».
Nella “sua” Viareggio c’è?
«Non direi proprio. Nonostante abbiamo tutti i mezzi per essere grandi, ci perdiamo in un bicchier d’acqua. E intanto gli altri corrono».
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