Gioco
L’infanzia di Lippi Come erano buoni i bomboloni in pineta
Il campione del mondo rievoca per il nostro giornale gli anni in cui lavorava nella pasticceria di papà Salvatore
di Roy Lepore
VIAREGGIO.
Marcello Lippi, il cittì della Nazionale azzurra che ci ha regalato un titolo mondiale in Germania nel 2006 è un amante della cucina toscana. Non solo per questo, uno dei toscani più famosi al mondo oggi fa da testimonial alla nostra iniziativa della Grande cucina toscana.
Marcello Lippi si definisce un goloso di dolci. Fin da ragazzo, da quando aiutava il padre Salvatore in pasticceria, ed era inevitabile che fosse attratto da queste prelibatezze.
Marcello dava una mano in questa attività di famiglia, in cui collaborava anche la mamma Adele.
«Ero bravo nel preparare i cornetti - dice Lippi - ma avendo una certa predisposizione per il disegno realizzavo sui dolci le scritte in occasione di auguri di compleanno. Andavo poi a consegnare i dolci ai bar. Quello che poi consumavo nella pasticceria in qualche modo me lo guadagnavo, dando una mano ai miei genitori. Mi piacevano i bomboloni con la crema e ricordo che preferivo tanto quelli del “Gatto Nero” della pineta di Ponente».
Certo in pochi potevano immaginare un Lippi, già un ragazzo bellissimo a quei tempi, che con la bicicletta faceva il giro dei bar e dei locali del lungomare per consegnare le paste di papà.
C’era qualcosa di particolare che volevi che ti cucinasse tua madre?
« Amavo moltissimo il riso con il sugo di carne e il pollo alla cacciatora. Ne ero talmente ghiotto che finiva sempre che ci consumavo tanto pane, che naturalmente inzuppavo nel sugo del coniglio.
Ma Lippi non si fermava al coniglio. « Amano il budino di crema con il vermouth, ci andavo pazzo. Come tante famiglie di quel periodo – ricorda l’ex allenatore della Juve campione d’Europa e del Mondo – dovevamo fare sacrifici, però i miei genitori non mi hanno fatto mancare mai nulla, e non soltanto a tavola. Ma io ho sempre cercato di dargli un aiuto, non solo nella pasticceria di famiglia. Per un certo periodo ho lavorato come cameriere anche al bar New York in Passeggiata, dove ora vado spesso per prendere un caffè. La vita a volte è davvero strana, perhcé sono andato ad abitare proprio vicino a questo bar, dove servivo i clienti negli anni Sessanta».
Quando poi sei andato via di casa adolescente per fare carriera nella Sampdoria, tutte le cose che ti preparava tua madre ti sono mancate?
«Non c’è dubbio, e non solo i suoi manicaretti. Ma appena potevo lasciavo Genova e con il treno tornavo a Viareggio, E quando ero a casa mi rifacevo, era bello in quelle circostanze riassaporare quello che ti aveva accompagnato nei primi anni della gioventù».
Marcello Lippi oggi come ieri è un amante del pesce, anche se non diprezza comunque la carne. Anche a Torino ai tempi in cui era alla guida della Juventus, il pesce figurava quasi sempre nel menù. Capita spesso che quando esce in barca, un’altra delle sue passioni, e pesca, poi cucini direttamente il pesce.
« E’ accaduto diverse volte, e spero che ci siano ancora tante altre opportunità per cucinare quello che abbiamo pescato».
A proposito di questo, ai fornelli sei bravo?
«Sono capace di preparare spaghetti al pomodoro, oppure con l’olio col peperoncino. Non è molto, lo ammetto, ma è così».
E quando eri alla guida della Nazionale italiana, che cosa cucinava di buono il cuoco azzurro?
«Nei ritiri ci sono stati sempre buoni cuochi, uno di questi è Claudio. Quando eravamo a Coverciano, dove ormai l’ambiente è diventato familiare, andavo spesso in cucina a salutare tutti e nello stesso tempo potevo vedere quello che cucinavano. Nel menù c’era ovviamente e spesso il pesce. Qualche volta lo feci portare a Firenze dal mio amico Antonio da Portovenere, titolare del ristorante Da Marino, uno dei più famosi del golfo di Spezia. Ricordo che il sabato giocammo con la Norvegia e si vinse. Da quel momento è stato come un portafortuna, quindi anche in occasione delle altre gare facevo arrivare il pesce. In due anni non perdemmo una partita ufficiale. Nel ritiro ai mondiali in Germania il pesce arrivava dall’Italia. E i risultati si sono ampiamente visti.
Rispetto ad altri personaggi del mondo dello sport a Lippi non hanno mai proposto di essere protagonista di uno spot pubblicitario per un settore gastronomico.
«Se venisse una offerta da ritenersi seria la prenderei certamente in considerazione».
Intanto Marcello Lippi, in attesa di tornare ad allenare (sicuramente una Nazionale, non una squadra di club), ha accettato l’offerta della Gazzetta dello Sport è ha iniziato a collaborare con la Rosea, commentando il campionato di serie A di calcio.
La rubrica ha il titolo Sigaro toscano e Marcello ci scherza sopra: ho voluto fare un po’ concorrenza a voi giornalisti. In attesa di tornare in panchina.
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