Sicurezza
Auto di lusso, case e yacht con reddito di 30mila euro
Grazie ai controlli fatti nel porto la Finanza scova tre liberi professionisti che dichiaravano al Fisco guadagni molto inferiori al loro tenore di vita
di Matteo Tuccini
VIAREGGIO
Un avvocato, un ingegnere e un commercialista. Sembra una barzelletta, ma se c’è qualcuno che ha poco da ridere in questa storia sono proprio quei tre. Liberi professionisti con attività ben avviate in Versilia, grazie alle quali fanno la bella vita: supercar, appartamenti di pregio, e persino lo yacht. Ed è proprio partendo dai controlli nel porto che la Finanza è risalita a loro.
Le Fiamme gialle, infatti, hanno scoperto che - a fronte di tanta opulenza - i tre professionisti dichiaravano redditi intorno ai 30mila euro. Cifre assolutamente rispettabili, ma che certo non consentono - a meno di non saltare i pasti e non comprarsi vestiti nuovi per anni - di acquistare simili beni di lusso.
Le verifiche fiscali. Ora, per quei tre evasori è scattato il procedimento che, al termine dell’indagine, vedrà contestati i soldi non dichiarati, probabilmente per anni. E a quel punto dovranno mettersi in regola con lo Stato. Sulla quantità di tasse non pagate, così come sulla modalità di svolgimento dell’indagine, la Finanza mantiene il massimo riserbo. Ma le procedure sono ormai note.
Le barche spesso sono intestate a società estere, anche di San Marino, che difficilmente sono riconducibili al vero proprietario. Ma se i finanzieri riescono a beccare un collegamento tra la persona che guida il mezzo, o che si occupa del carburante, con il proprietario vero, allora parte la verifica fiscale. Tutti i dati raccolti dai militari vengono inseriti nel sistema informatico Cete (controllo economico del territorio). Dove ci sono numerose informazioni, inserite anche dall’Agenzia delle Entrate. Man mano che il quadro si arricchisce, ecco che diventa più facile cogliere in fallo il reo.
Purtroppo, in questi casi l’Agenzia delle Entrate prevede una sorta di accordo con l’evasore, di modo che questo possa rinunciare al contenzioso “patteggiando” circa la metà dei soldi dovuti all’Erario. Un limite nel recupero dell’evasione fiscale, che comunque riduce fino a un certo punto il piacere di aver rotto le uova nel paniere ai tre furbetti.
I controlli nel porto. L’aspetto significativo di questa vicenda è che gli evasori sono stati beccati proprio grazie alle ispezioni fatte quest’estate nel porto, che tanto malumore avevano suscitato.
Questa campagna di controlli, che Il Tirreno ha raccontato più volte, non venne accolta con l’entusiasmo di chi vede mettere le cose in chiaro. In redazione arrivò persino una lettera anonima, che ci guardammo bene dal pubblicare ma che tenemmo in considerazione. L’autore - certamente un contribuente poco volenteroso - accusava gli uomini delle Fiamme gialle di fare del “terrorismo fiscale”, allontanando così la gente da Viareggio. Guarda caso, sono le stesse lamentele che abbiamo sentito sui media per il blitz di Cortina. Il problema è che, a parole, siamo tutti d’accordo nel dare la caccia all’evasore, ma quando il controllo riguarda noi stessi ci sentiamo privati delle libertà fondamentali.
Peccato che l’imprenditore o il professionista a posto con la coscienza non hanno nulla da temere su un controllo. È semmai chi non paga le tasse a preoccuparsi, e a scrivere ai giornali sull’inutilità delle “operazioni mediatiche” e del “terrorismo fiscale”. Fregandosene se chi li ascolta, magari, è un operaio che guadagna 1.200 euro. E paga ogni centesimo allo Stato.
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