La manifestazione
Le spiagge fuori dal superdecreto
Dopo la bufera, il Governo sembra pronto a fare retromarcia cestinando la messa a gara delle concessioni ogni 4 anni
VIAREGGIO
Un pasticcio di proporzioni ciclopiche. Che eravamo abituati - almeno per quanto riguarda i balneari - a veder commettere dal vecchio Governo guidato da Silvio Berlusconi. E invece anche il nuovo Esecutivo a firma Mario Monti è inciampato nel complesso e burrascoso mondo dell’assegnazione delle concessioni demaniali. Che l’Unione Europea, cui Monti è sicuramente devoto, ha posto all’attenzione dell’Italia con due procedure d’infrazione per la mancata applicazione della direttiva Servizi (meglio conosciuta come Bolkestein).
Fatto sta che ieri pomeriggio, dopo una miriade di telefonate tra Roma e la Versilia, è emerso che il Governo starebbe facendo retromarcia. Togliendo le spiagge dal decreto sulle liberalizzazioni in via di approvazione (dovrebbe vedere la luce il 19 gennaio). E quindi annullando l’ipotesi di mettere a gara ogni 4 anni le concessioni demaniali.
La caduta dalle nuvole. A raccontare, per prima, il ripensamento dei ministri è la senatrice Manuela Granaiola (Pd), che tra giovedì e ieri ha tempestato di telefonate lo staff del ministro Enzo Moavero Milanesi. L’uomo che ha la delega per i rapporti con l’Ue, e che i balneari dovranno incontrare il 23 febbraio per fare il punto sulla situazione.
«Ho parlato personalmente con il capo dello staff di Moavero - afferma la Granaiola - e mi ha assicurato che lo stesso ministro è rimasto sorpreso da quanto accaduto. Si tratta, a loro dire, di questioni che il decreto non affronta».
La stessa versione la fornisce Vincenzo Lardinelli, presidente nazionale della Fiba, che spiega di essere entrato in contatto «con persone “dentro” le questioni romane, che mi hanno detto che le spiagge non saranno contenute nella riforma. Ma ovviamente si tratta di voci, e le prendo come tali».
Idem con patate per Riccardo Borgo, presidente nazionale del Sib, che decide di tranquillizzare i suoi iscritti pubblicando sul sito Internet del sindacato la seguente dichiarazione: «Da autorevoli fonti governative sono state fornite ampie assicurazioni che il provvedimento sulle liberalizzazioni non conterrà nulla per quanto riguarda le concessioni demaniali marittime. Questo argomento sarà affrontato nel corso dell’incontro fissato per il 23 febbraio tra le associazioni e i ministri Enzo Moavero Milanesi e Piero Gnudi. È stato poi confermato l’iter previsto dalla Comunitaria 2010, che dà mandato al Governo di regolamentare la materia entro 15 mesi».
Lo zampino di Catricalà. E allora, tutta colpa dei soliti giornali? Non ci crede nessuno. Anche perché vorrebbe dire che non tanto Il Tirreno, quanto le più prestigiose e storiche testate nazionali hanno preso un granchio colossale. La verità - ma nessuno la dice a microfoni aperti - è che qualcuno ci ha messo la manina nella bozza del decreto. E quel qualcuno, secondo i bene informati, risponde al nome di Antonio Catricalà, sottosegretario alla presidenza del Consiglio (quindi uomo alle dirette dipendenze del premier Monti) oltre che ex capo dell’Autorità Antitrust. Le spiagge, infatti, sarebbero un suo vecchio pallino. E i balneari, anche. Ma in senso poco simpatico.
Matteo Tuccini
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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