Sicurezza
I balneari: «Vogliono spazzarci via»
I sindacati non si fidano delle smentite di Roma e si dicono pronti a tutto: «È stato una sorta di avvertimento»
di Matteo Tuccini
VIAREGGIO
«Se vogliono spalancare le porte ai grandi capitali e ai riciclaggi di denaro sporco lo dicano subito». Vincenzo Lardinelli, presidente nazionale di Fiba Confesercenti, porta ancora i postumi di un giovedì pomeriggio da incubo per i balneari. Dopo la notizia del via libera del Governo alle aste delle concessioni demaniali, “accorciate” fino a un massimo di 4 anni di durata, è scattata la mobilitazione generale. E lui, che guida la nave nel mare in tempesta, si sta attrezzando.
«Ho finito due batterie del cellulare e parlato fino a notte con gli altri presidenti delle associazioni di categoria - dice Lardinelli - sento dire che il Governo forse ritira le spiagge dal decreto sulle liberalizzazioni. Ma quanto è successo non è un caso. È una sorta di avvertimento, prima dell’incontro istituzionale con i ministri previsto per il 23 febbraio: se non fate i bravi, sono cavoli vostri».
In realtà che si tratti di un caso o di una “svista” ci credono in pochi. Quello che importa, per i balneari, è che si è lanciato un messaggio per loro pericolosissimo: il governo vuole fare cassa, ed è disposto a passare sulla loro pelle per raggiungere l’obiettivo.
Favore ai big della finanza. «Con questa riforma, per così dire - dice Lardinelli - si crea un modello che può attirare soltanto aziende importanti e grandi gruppi. Il che significa che anche il diritto di prelazione che ci verrebbe riconosciuto (il titolare della concessione potrebbe pareggiare l’offerta più alta uscita dalla gara, e quindi vedersi riassegnato il titolo, ndr) non servirebbe a niente. Chi può permettersi - prosegue il presidente Fiba - di concorrere all’assegnazione di una concessione per 4 anni, senza timore di rimessa? Solo i pesi medio-massimi. E questo vorrebbe dire la sparizione di tutte le imprese a conduzione familiare che oggi mandano avanti il turismo balneare. Me compreso, perché se l’Alpitour vuole il mio bagno posso fare poco ».
Il rischio di sparire. Per Lardinelli, insomma, a finire nel mirino delle liberalizzazioni made in Monti è una storia di 150 anni. Che rischia di sparire.
«È davvero incredibile quanto sta accadendo - dice - si chiede a realtà come il bagno Felice, tanto per fare un esempio, di andarsene da Viareggio dopo una tradizione turistica familiare di grandissima levatura. Senza prevedere neanche un indennizzo per quanto creato e prodotto in oltre un secolo di vita. È una follia, che spero non venga mai commessa».
«Ci vuole credibilità». Sconcertato anche Graziano Giannessi del Sib Confcommercio.
«Mi auguro e mi aspetto che questa norma sciagurata rientri - dice - la domanda è: ma chi l’ha tirata fuori? E comunque, anche se abito a Viareggio e sono lontano dalla politica e dalle “cose” romane, non mi vengano a dire che è stata una svista. Per quanto ci riguarda, siamo tutti pronti a dare battaglia. Martedì, come sindacati, saremo proprio a Roma per discutere di questa faccenda. Dobbiamo capire se c’è la credibilità necessaria per intavolare una trattativa col Governo, oppure se dobbiamo andare allo scontro frontale».
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