Il Tirreno

Versilia

Il governo dà il via alle aste delle spiagge

Matteo Tuccini
Il governo dà il via alle aste delle spiagge

Le concessioni demaniali non avranno durata superiore a 4 anni. Balneari sotto choc: «Inaccettabile, pronti alla battaglia»

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VIAREGGIO. Quattrocentoventisei titolari di stabilimenti balneari in Versilia e migliaia di addetti che lavorano per loro sono sotto choc. Nella bozza sulle liberalizzazioni messa a punto dal Governo di Mario Monti, e che dovrebbe dare il la a un decreto da approvare entro il 20 gennaio, c’è il via libera alle aste delle concessioni demaniali. Il che significa, in parole povere, mettere nero su bianco la rivoluzione copernicana del turismo versiliese, temuta e combattuta ormai da mesi con cortei e proteste di ogni sorta. Per Vincenzo Lardinelli (Fiba) «le spacciano per indiscrezioni, ma sono notizie devastanti».

Secondo quello che si legge nella bozza, infatti, le concessioni sarebbero affidate - a partire dal 1° gennaio 2016 - solo per 4 anni e non sarebbero prorogabili automaticamente. Si prevederebbe un diritto di prelazione per il vecchio concessionario, a patto che questo pareggi economicamente l’offerta più alta fatta in gara.

«Se questa è l’intenzione del Governo - affermano in una nota congiunta le associazioni di categoria Sib Confcommercio, Fiba Confesercenti, Assobalneari Confindustria e Balneatori Cna - si stravolgerebbe una decisione assunta dal Parlamento appena qualche settimana fa e, con essa, tutto il lavoro di concertazione svolto con i rappresentanti delle imprese che ha trovato la sua temporanea conclusione con l'articolo 11 della Legge comunitaria 2010». Cioè l’abolizione del rinnovo automatico delle concessioni, il famoso 6+6.

«Alla luce di queste considerazioni - prosegue la nota - appare ancor più stupefacente la decisione di ricorrere allo strumento del decreto “prendere o lasciare” che liquida un settore di successo dell'economia italiana e con esso decine di migliaia di famiglie che lo hanno reso possibile. Appare poi del tutto incomprensibile la previsione di una durata delle concessioni di 4 anni e non rinnovabile. Sarebbe questo il modo più sicuro per rendere anche il nostro settore precario in eterno e tale da portare il concessionario a cercare di massimizzare i profitti senza investire. Si darebbe in questo modo vita ad una vera e propria riffa quadriennale nella quale gli unici soggetti che potrebbero partecipare e vincere sono coloro che dispongono di denaro facile e in grande quantità. Non certo le 30.000 famiglie che sono l'anima delle imprese balneari.Si tratterebbe, in definitiva, della morte certa del turismo balneare italiano».

Le associazioni di categoria chiedono, pertanto, lo stralcio di questa norma che definiscono pasticciata. Nel frattempo, parte la “chiamata alle armi”. Quella decisiva.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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